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Aids, le nuove terapie in attesa del vaccino. Msf: “Prezzi farmaci restano troppo alti”

DURBAN – Si avvia alla conclusione la ventunesima conferenza internazionale sull’Aids, organizzata da IAS (International AIDS society), di nuovo a Durban dopo sedici anni. Il Sudafrica è ancora il paese con il più alto numero di sieropositivi in trattamento, e di persone non ancora diagnosticate. E se si è riusciti a limitare il passaggio del virus da madre a bambino, ancora molti adolescenti sono sieropositivi e nascondono di esserlo poiché vittime di una forte discriminazione. Così come le donne e le categorie più a rischio, dai trans a gay, lesbiche, uomini che hanno rapporti con altri uomini, sex workers, per i quali, in una affollatissima sessione plenaria, la popstar Elton John ha annunciato, insieme al Pepfar (il fondo speciale messo a disposizione dalla Casa Bianca), uno stanziamento di dieci milioni di euro per gli interventi nei confronti delle persone discriminate per il loro orientamento sessuale. Ma i temi affrontati alla conferenza riguardano ogni aspetto del mondo HIV.

Terapia preventiva – Si chiama Prep, profilassi pre-esposizione. È una terapia orale (ma è allo studio una formulazione iniettiva e una di impianto sottocutaneo, di lunga durata, circa due mesi) che va somministrata ai non infetti con comportamenti sessuali ad alto rischio. In Francia, dove l’incidenza di HIV è schizzata in alto nella comunità gay parigina per rapporti a rischio non protetti, è coperta dal sistema sanitario nazionale. Anche in Africa, ma per il momento solo in Kenya e Sudafrica, è utilizzata per la sua grande efficacia nel prevenire le nuove infezioni anche nelle popolazioni ad alto rischio, come i sex workers. In Italia gli attivisti premono perché venga rimborsata dal sistema sanitario. Una novità presentata al congresso è la possibilità di usare la Prep poco prima di un rapporto sessuale rischioso. La cosiddetta Prep on demand.

Nuove terapie – Una delle novità (verrà presentata domani) è la terapia antiretrovirale con due soli farmaci – dolutegravir più 3TC – anziché tre, che rompono lo schema della tripletta. Con costi più bassi e meno effetti collaterali. Un’altra novità riguarda i prodotti a lunga durata, farmaci costruiti attraverso la nanotecnologia, che consentirebbero di assumere la terapia con un’iniezione ogni due mesi. Un grande passo avanti considerata la scarsa aderenza a una terapia quotidiana, che va assunta per tutta la vita.

Vaccino – Il vaccino preventivo si avvicina, poiché è stato scoperto come far produrre al nostro organismo quegli anticorpi che neutralizzano il virus. Meccanismo alla base di tutti i vaccini. È già stato testato sui macachi, ottenendo una protezione del 100 per cento dal virus. “Certo ci vorranno almeno 5-6 anni ancora – spiega Stefano Vella, esperto di Aids dell’Istituto superiore di Sanità, a Durban per la conferenza – per studiare l’efficacia e la sicurezza sull’uomo. Ma la strada sembra promettente”.

Obiettivo eradicazione – L’obiettivo è ovviamente l’eradicazione del virus dall’organismo, ovvero la scomparsa totale, così come si è riusciti a fare con le nuove terapie per il virus dell’epatite C. Cosa non facile poiché quello dell’HIV è un retrovirus che si integra nel nostro Dna e in alcune cellule che diventano serbatoi del virus stesso, i cosiddetti reservoir. Snidare il virus nascosto in queste cellule non è facile, ma con nuovi approcci – che includono l’uso di alcuni anticorpi monoclonali già sperimentati nei tumori – si otterrebbe una risposta del nostro sistema immunitario forse in grado di distruggere questi serbatoi. L’approccio si chiama shock and kill, ovvero risveglio del virus e uccisione del virus stesso e delle cellule che lo ospitano.

Altra sperimentazione – forse anche rischiosa, e per questo discussa dalla comunità scientifica – è quella di riuscire a manipolare il materiale genetico, cercando di tagliare il virus integrato nella parte del nostro Dna. Il dubbio etico è che con una terapia antiretrovirale oggi così efficace non abbia senso percorrere strade potenzialmente rischiose per il paziente. Ogni nuovo approccio dovrà non solo essere efficace, ma soprattutto sicuro per il paziente.

Prezzi dei farmaci – Secondo un rapporto presentato qui a Durban da ‘Medici senza frontiere’, mentre i prezzi dei farmaci per la prima linea sono calati dai circa 500 dollari del 2007 agli odierni 150 circa, i prezzi di quelli per la seconda linea – cioè per i pazienti che hanno fallito la prima linea e devono dunque ricorrere ad altre molecole – sono calati dai circa mille dollari del 2007 ai 250 di oggi. Le seconde e terze linee più avanzate, con i farmaci innovativi, hanno però ancora prezzi elevati, circa 1900 dollari all’anno. Costi poco sostenibili dai sistemi sanitari dai paesi in via di sviluppo, anche se sostenuti dal Fondo globale. “Raltegravir e darunavir sono purtroppo costosi da produrre anche come farmaco generico – continua Stefano Vella – ; la
speranza è di costruire combinazioni di seconda e terza linea con nuovi inibitori dell’integrasi (dolutegravir) che costerebbero molto meno, anche per una minore quantità di materia prima utilizzata. Quaranta milligrammi per dolutegravir contro gli ottocento del raltegravir”.

repubblica.it