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Bene sanità, male il lavoro: l’Italia arranca nella classifica dello sviluppo sostenibile

Un lavoro dignitoso e crescita economica, due obiettivi delle Nazioni Unite verso i quali l’Italia ha ancora molta strada da fare. A preoccupare soprattutto sono i giovani inattivi italiani, troppi: il 27.7% dei ragazzi italiani non lavora e non segue corsi di istruzione o formazione. Il nostro è il terzo più alto tasso di giovani inattivi nell’area Ocse , senza contare che solo il 47% della
popolazione in età lavorativa ha un’occupazione. Gli italiani godono però di una delle più alte aspettative di vita, secondi dopo il Giappone nell’area Ocse. Si contano, d’altra parte, diversi aspetti positivi negli obiettivi per la salute e il benessere raggiunti dal nostro paese.

LA CLASSIFICA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

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È quanto emerge dall’Indice sugli obiettivi di sviluppo sostenibile del 2016 realizzato da SDSN, una associazione di istituti di ricerca creata per sostenere i nuovi obiettivi ONU e il think tank tedesco Bertelsmann Stiftung.

Un anno fa i leader mondiali di 193 paesi membri dell’Onu si erano riuniti a New York in occasione del vertice Onu e si erano impegnati su diversi obiettivi da raggiungere entro il 2030 sia per i paesi in via di sviluppo che per quelli industrializzati: dallo sviluppo economico, all’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale attraverso politiche di governance .

I leader mondiali hanno pronunciato belle parole allo storico vertice dell’anno scorso. Adesso dobbiamo assicurarci che le loro azioni siano all’altezza delle parole ha dichiarato Aart De Geus, Ceo e presidente di Bertelsmann Stiftung consegnando il rapporto al Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
In generale nessun paese ha per ora raggiunto gli obiettivi prefissati, neppure i nordici seppure in testa alla classifica con i migliori risultati, come la Svezia ,
la Danimarca e la Norvegia.

La strada sembra comunque in salita. Gli unici paesi membri del G7 che si trovano nei primi dieci posti della classifica sono il Regno Unito e la Germania. L’Italia ha un punteggio del 70.9% e si colloca al di sotto della media Ocse.
Mentre gli Stati Uniti arrivano ad ottenere un venticinquesimo posto, la Russia il quarantasettesimo e la Cina un settantaseiesimo.

Scontato il posto in fondo, purtroppo, dei paesi più poveri e in via di sviluppo che hanno soprattutto difficoltà a fornire alla popolazione servizi sociali di base e
l’accesso alle infrastrutture : la Repubblica Centrafricana e la Liberia sono agli ultimi posti.

Le sfide principali per i paesi Ocse rimangono le diseguaglianze , il cammino verso un consumo sempre più sostenibile, i cambiamenti climatici e gli ecosistemi. Mentre la sanità e l’istruzione rimangano ancora problematiche per l’Asia orientale e meridionale, in America Latina e ai Caraibi la diseguaglianza è ancora ad alti livelli. La lotta contro la fame, l’estrema povertà e per il diritto alla salute rimangono drammaticamente urgenti in particolare nell’ Africa Subsahariana.

I nostri risultati mostrano che la classe politica, le imprese e la società devono, tutte insieme, agire con urgenza per intensificare i propri sforzi e impegnarsi a concretizzare questo programma ha ribadito Aart De Geus.

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