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Previsioni al 2020 – Sul mercato del lavoro adesso vincono i profili qualificati

I robot possono attendere. Almeno fino al 2020, i lavoratori italiani qualificati non dovranno temere – più di tanto – la concorrenza delle macchine e l’obsolescenza di molte delle professioni cosiddette high skilled di cui tanto si è discusso negli ultimi mesi. Al contrario, sarà a loro che il mercato del lavoro offrirà le maggiori opportunità di inserimento, proprio grazie al bagaglio di competenze e di saperi (non solo e non necessariamente quelli tecnologici) che porteranno nelle organizzazioni.

A sostenere questa avanzata del “saper fare” sul nostro mercato del lavoro é un’analisi di Unioncamere – Gruppo Clas: su cento persone che troveranno occupazione da qui a quattro anni, infatti, 41 – due in più del 2016 – avranno una qualifica alta . L’ incremento degli specialisti andrà a scapito – ancora una volta – dei profili intermedi con competenze generiche. Mentre la fascia bassa, quella del lavoro non specializzato, non perderà posizioni.

Secondo le previsioni di Unioncamere per il prossimo quinquiennio, avranno una qualifica elevata due persone su cinque tra quelle che troveranno lavoro nelle imprese e nella Pubblica amministrazione, o se lo creeranno da soli come imprenditori. Saranno 2,5milioni, ovvero il 5% in più rispetto al 2016. Il fabbisogno di figure intermedie calerà, invece, di due punti e coprirà il 31% della domanda totale, mentre la richiesta di professioni non qualificate resterà stabile al 27%.

Tutto questo accadrà, va precisato, in presenza di una crescita economica capace di generare occupazione al ritmo dello 0,4% l’anno tra il 2016 e il 2020 e per una crescita complessiva nel periodo del 2,1%, così come è nelle stime della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale su cui si basano i calcoli predittivi di Unioncamere. Sono numeri che puntano su una ripresa robusta del turn over nelle nostre aziende: gran parte dei 2,5 milioni dei nuovi ingressi dovrebbe infatti sostituire personale giunto alla pensione e “in misura più contenuta”, si tratterà di una posizione lavorativa nuova.

Le professioni del commercio e dei servizi e quelle tecniche saranno in grado di offrire le maggiori opportunità di occupazione . Nel gruppo del terziario, spicca la richiesta di professioni qualificate nelle attività commerciali (236mila unità), seguite da quelle che operano nei servizi culturali, di sicurezza e alle persone (136mila) e nelle attività ricettive e della ristorazione (119mila).

Tra le professioni tecniche, invece, le posizioni che si apriranno riguarderanno i profili organizzativi, amministrativi, finanziari e commerciali (circa 212mila unità), i tecnici nelle scienze della salute e della vita (136mila) e i profili scientifici, ingegneristici e della produzione (119mila).

Oltre 460mila i posti di lavoro previsti – tra nuova occupazione e turnover – per le professioni specialistiche, e qui le chance sono a tutto campo: nella formazione e nella ricerca è previsto l’ingresso di circa 164mila unità, compresi gli insegnanti e i professori di scuola superiore; nelle scienze umane, sociali, artistiche e gestionali 125mila, tra cui svettano l’esperto di marketing e lo specialista della gestione e del controllo dell’impresa.

E’ evidente il distacco dei profili impiegatizi, che si fermano a 295mila richieste complessivamente, che riguardano soprattutto gli addetti alla segreteria e alle macchine da ufficio (146mila unità). Tra gli operai specializzati e gli artigiani (267mila in totale), il gruppo più numeroso è quello degli artigiani e operai specializzati dell’edilizia (quasi 100mila ).

In fondo alla classifica , le professioni non qualificate per le quali il fabbisogno è di 262mila unità e i conduttori di impianti industriali e mezzi di trasporto (163mila).

Tra le figure high skill più dinamiche, cioè quelle per cui Unioncamere prospetta il maggiore ricambio nei cinque anni considerati, al primo posto si collocano gli “altri specialisti della formazione”: si tratta degli esperti di formazione aziendale, degli orientatori, gli insegnanti di sostegno e quelli di lingua italiana per stranieri, per i quali si prospettano 39mila opportunità di lavoro. Tra le figure medium skill emergono invece le professioni qualificate nei servizi personali (più di 93mila, compresi gli addetti all’assistenza per anziani, disabili e bambini). Mentre tra le low skill il maggior ricambio interesserà i conduttori di convogli ferroviari e altri manovratori (8.600).

Rosanna Santonocito
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