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Quando il lavoro è stimolante, si riduce il rischio di malattie

Un lavoro complesso che richiede un grande impegno cognitivo e prevede l’interazione con altre persone può ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer e altre patologie. È quanto risulta da uno studio condotto dai ricercatori del Wisconsin Alzheimer’s Disease Research Center e del Wisconsin Alzheimer’s Institute presentato durante la Conferenza internazionale dell’Alzheimer Association che si è tenuta a Toronto lo scorso luglio. “Questi dati indicano che uno stile di vita più stimolante e un lavoro complesso che implica la relazione con altre persone consentono di mantenere una migliore funzione cognitiva in età avanzata”, ha detto Maria C. Carrillo dell’ufficio scientifico dell’Alzheimer Association.

Un altro studio condotto dai ricercatori del Baycrest Health Science di Toronto rivela che lo studio e un lavoro complesso possono aumentare la resilienza alla demenza o al declino cognitivo anche nelle persone in cui il rischio è alto a causa di un’alimentazione non corretta o di malattie cerebrovascolari. “Questi studi ci dicono quanto potente può essere la riserva cognitiva (la capacità del cervello di resistere ai danni e mantenersi funzionale, a cui contribuiscono i livelli cognitivi durante l’infanzia, il livello di istruzione e il lavoro svolto da adulti) nel proteggere il cervello dalla malattia, è come un superpotere – continua Carrillo – Oltre ai trattamenti farmacologici è sempre più evidente che abbiamo bisogno di guardare anche i fattori legati allo stile di vita per trattare e prevenire Alzheimer e altri tipi di demenza”.

I cambiamenti nella materia bianca cerebrale (i punti bianchi che compaiono nelle scansioni del cervello e indicano un disturbo cerebrovascolare) sono comunemente associati con l’Alzheimer e possono aumentare il rischio di un declino cognitivo in età avanzata. Elizabeth Boots e i suoi colleghi del Wisconsin Alzheimer’s Disease Research Center e del Wisconsin Alzheimer’s Institute hanno analizzato le scansioni cerebrali di 284 persone di mezza età in salute ma con il rischio di sviluppare Alzheimer e le ha confrontate con i dati sulle funzioni cognitive e il tipo di lavoro che hanno fatto durante la loro vita.

Sono state prese in considerazione tre diverse situazioni lavorative (lavorare con dati, con persone e con cose) per stabilire qual è la più efficace nel proteggere dal declino cognitivo. Gli scienziati hanno scoperto che le persone che presentavano maggiori lesioni nella materia bianca ma il cui lavoro prevedeva l’interazione con le persone erano in grado di tollerare i danni al cervello più dei loro pari e riuscivano a mantenere una migliore funzione cognitiva. “Queste scoperte ci dicono che un lavoro complesso può aiutare a resistere alle patologie associate ad Alzheimer e disturbi cerebrovascolari, una relazione che vale soprattutto per chi lavora con le persone”, ha detto Boots.

Matthew Parrot del Baycrest Health Science di Toronto e i suoi colleghi hanno misurato gli effetti di una dieta occidentale (che prevede il consumo di carne rossa, pane bianco, patate, cibo preconfezionato e dolci) in 351 anziani che vivono da soli. I partecipanti alla ricerca hanno poi risposto a un questionario con domande sui loro studi, la complessità del lavoro svolto durante la loro vita e le relazioni sociali.

Nei tre anni dello studio i ricercatori hanno scoperto che la dieta occidentale è associata a un maggior declino cognitivo in età avanzata, tuttavia chi prediligeva questa alimentazione ma aveva uno stile di vita più stimolante era più protetto. “I nostri risultati mostrano il ruolo dello studio, di un lavoro mentalmente più
impegnativo e delle interazioni sociali nel proteggere il cervello, contrastando alcuni effetti negativi provocati da una dieta non sana – ha detto Parrott – Ciò significa che diversi fattori legati allo stile di vita possono proteggere contro Alzheimer o demenza”.

LAURA PASOTTI repubblica.it