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Piemonte: le Centrali del 112 gestite anche con il personale della Croce Rossa

La regione Piemonte ha deciso di gestire le Centrali operative del Numero Unico di Emergenza europeo 112, indicate dalla legge sulla riforma della Pubblica amministrazione (art. 8 Legge 7 agosto 2015 n. 124), utilizzando anche il capitale umano proveniente dalla Croce Rossa Italiana (CRI). Si tratta degli autisti soccorritori che hanno prestato servizio per non meno di 5 anni e che l’ultima legge di stabilità (art. 1 comma 397 punto 7 della Legge 28 dicembre 2015 n. 208) ha previsto debbano essere assunti presso le aziende del servizio sanitario nazionale (Ssn).

Un’operazione all’insegna dell’efficienza dal momento che questo tipo di figure non sono contemplate nell’ente governato da Sergio Chiamparino in quanto il trasporto secondario dei pazienti è gestito attraverso una serie di convezioni con diversi enti di volontariato del territorio.

Così, grazie anche ad un accordo con i sindacati di categoria e dopo una verifica da parte degli uffici regionali competenti, riguardo l’effettiva capacità di svolgere il ruolo loro assegnato, oltre 80 autisti prenderanno servizio in qualità di operatore tecnico del centralino.

Il tutto dovrebbe avvenire entro la fine del 2016 all’indomani cioè delle 4 settimane di formazione (in house) organizzate a partire dal prossimo 20 settembre.

Non solo, considerando che potrebbero arrivare dalla CRI altri autisti soccorritori in corso di stabilizzazione (circa 50) e che tra le varie attività da implementare da parte del Piemonte vi è il numero delle cure mediche non urgenti 116117, la regione potrebbe gestire entrambi i servizi senza apportare nuovi o maggiori oneri alle finanze pubbliche.

Ciò è possibile in quanto le risorse occorrenti per il trattamento economico degli autisti soccorritori, passati in carico alle aziende sanitarie, derivano dalla quota di finanziamento del Ssn erogata annualmente alla CRI.

A conti fatti i risparmi per il Piemonte potrebbero aggirarsi intorno i 4 milioni di euro l’anno. Certo poco cosa rispetto al disavanzo della regione che supera i 7 miliardi di euro (si legga l’articolo di Sanità24 del 22 agosto ), ma comunque un importante segnale di cambiamento.

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