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Quarto Oggiaro e Gallaratese: a Milano è record di case popolari sfitte

È una delle «ossessioni» di Beppe Sala. Il tema su cui, da candidato prima e da sindaco in carica poi, si è forse più esposto. Azzerare lo sfitto entro due anni. Che vuol dire investire trenta milioni di euro per recuperare gli oltre duemila alloggi popolari non assegnati presenti all’interno del patrimonio di quasi 29 mila case comunali gestite dal primo dicembre del 2014 da Mm. Durante l’estate i soldi sono stati rintracciati nelle pieghe del bilancio dall’assessore Roberto Tasca. Ora, a settembre inizieranno gli incontri tecnici tra Comune e la sua azienda partecipata per stabilire le priorità dell’intervento che dovrà permettere di rispettare l’impegno preso dall’ex mr Expo.

I NUMERI DELL’EMERGENZA
Sarà la «mappa» preparata dalla Divisione Casa di Mm a fare da guida. Le squadre di tecnici hanno censito tutto il patrimonio in gestione per accertare i numeri: tra le 28.791 abitazioni, le case vuote sono 2.141. Si concentrano, per lo più, a Quarto Oggiaro, nel Gallaratese, a Molise-Calvairate. Ma in questa «classifica» dei quartieri con maggiore presenza di alloggi sfitti, ampie porzioni di appartamenti liberi ci sono anche a Crescenzago, Baggio-Forze Armate, Vialba e Lorenteggio.

Infine, qualche sacca di case non assegnate si trovano a Niguarda-Ca’ Granda. Tutto lo sfitto è già stato classificato anche in base alla «quantità» di lavori necessari per sistemare gli alloggi: uno su tre (il 30 per cento) ha bisogno di interventi massicci di ristrutturazione; due terzi (il 65 per cento) ha un «fabbisogno manutentivo medio»; il 5 per cento è invece in buone condizioni e con un minimo di manutenzione può tornare a ospitare le famiglie in graduatoria che sono in attesa. Tradotto in soldoni, servono 14 milioni di euro per ristrutturare gli alloggi in peggior stato, 18 milioni per quel 65 per cento che ha un «fabbisogno manutentivo medio» e poco meno di un milione per gli appartamenti che si trovano nelle migliori condizioni. Totale stimato: 33.340.262 euro. La somma è stata recuperata da Palazzo Marino ottimizzando gli «avanzi» di un’infinità di mutui per piccole opere già realizzate che sono stati «devoluti» (questo è il termine tecnico) per la nuova missione.

Ma in che condizioni sono stati trovati dalle squadre inviate in giro per la città? Al di là dei 1.254 censiti senza problemi, ce ne sono 259 che hanno gli ingressi «lastrati» con pannelli d’acciaio per evitare le occupazioni abusive e 39 che addirittura — in base a una vecchia consuetudine del precedente gestore — hanno porte e finestre «murate». Ma il caso forse più «curioso» sono i 444 alloggi vuoti (quasi il 25 per cento del totale) di cui non si hanno le chiavi e per cui non è stato possibile fare il sopralluogo. È solo uno dei «disguidi» seguiti al cambio da Aler a Mm. Oltre ai mazzi di chiavi mancanti (che riguardano anche negozi e altri spazi non abitativi), che non sarebbero stati mai consegnati al nuovo gestore, basta ricordare i dati solo in formato cartaceo ereditati sotto forma di una montagna di 1.800 scatoloni, aperti e studiati per ricostruire storie, reddito e composizione familiare degli abitanti delle case popolari del Comune.

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