Federazione Sindacati Indipendenti

Accordo Governo-parti sociali per i lavoratori nelle aree di crisi complessa

Iniziano a prendere forma gli interventi sul lavoro annunciati durante l’estate dal Governo: le prime misure vengono illustrate ai sindacati questa mattina al dicastero guidato da Giuliano Poletti e riguardano le imprese nelle aree di crisi industriale complessa. Si tratta di aziende localizzate in una decina di Regioni, dalla Toscana (Piombino e Livorno) alla Sicilia (Gela), dove sono presenti siti produttivi oggetto di complicati programmi di riorganizzazione e riconversione che prevedono la salvaguardia, anche parziale, dell’occupazione; ma che, a dicembre, rischiano di trovarsi senza più sussidi, visto che il Jobs act ha modificato le durate massime degli ammortizzatori sociali.

Dopo l’appello delle parti sociali, confluito la scorsa settimana nel documento congiunto sottoscritto con Confindustria, l’esecutivo è pronto a correre i ripari, e a modificare il Dlgs 148, consentendo un prolungamento “ponte” di Cassa integrazione e Naspi (la nuova indennità di disoccupazione), limitato a queste specifiche situazioni di crisi aziendali complesse, e diretto a salvaguardare l’occupazione, in attesa del completamento dei piani industriali di rilancio.

Le norme confluiranno nel primo decreto correttivo al Jobs act: per i lavoratori in Cassa integrazione, il cui sussidio scadrà nel 2016, in particolare, si profila un’estensione della durata dell’ammortizzatore di 12 mesi, coinvolgendo anche la Regione in cui ricade l’area di crisi complessa che interverrà con strumenti di politica attiva. Per i lavoratori invece che a fine anno termineranno la fruizione degli altri strumenti di sostegno al reddito (mobilità, Naspi) scatterà un prolungamento della Naspi al 75% (del trattamento massimo) per 12 mesi.

Per il primo intervento, relativo alla Cig, vengono messi sul piatto 80-90 milioni di euro; mentre l’allungamento della Naspi al 75% costerà circa 150 milioni, che arriveranno sempre dal Fondo occupazione. L’operazione di prolungamento dei sussidi nelle aree di crisi complessa sarà strettamente condizionata agli interventi di politica attiva, con la predisposizione di percorsi di attivazione coordinati dalla nuova Agenzia nazionale, l’Anpal: «L’idea – spiega il presidente, e consigliere giuridico di Palazzo Chigi, Maurizio Del Conte – è quella di far viaggiare insieme l’assegno di ricollocazione con le attività formative messe in campo dalle Regioni per massimizzare le misure a sostegno del piano di riconversione».

Per Anpal l’impegno nelle crisi industriali complesse sancirà, nei fatti, l’esordio operativo, che si concretizzerà nelle prossime settimane: «Abbiamo messo a punto il sistema informativo, ed è quasi definita anche la parte relativa alla metodologia utilizzata per erogare l’assegno di ricollocazione – aggiunge Del Conte -. Tra novembre e dicembre partirà la sperimentazione dell’assegno su una prima platea di disoccupati». Il nuovo mix politiche attive e ammortizzatori un po’ più robusti per rispondere alle crisi industriali complesse è un «cambio di paradigma ed è importante che la richiesta sia partita dalle parti sociali», sottolinea il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei. Disco verde anche da Guglielmo Loy (Uil): «Il governo ha capito che il Jobs act va applicato in maniera flessibile, e senza penalizzare le persone». Le altre questioni del «cantiere-lavoro», il rafforzamento della tassazione agevolata (aliquota secca al 10%) sui premi di risultato e la proroga della decontribuzione sui contratti stabili, dovrebbero trovare una trattazione ad hoc nel tavolo politico che si terrà più avanti, in vista della presentazione a ottobre della legge di Bilancio.

Al tavolo di questa mattina con i sindacati, invece, si potrebbe parlare anche di due altri correttivi al Jobs act. Uno, sul fronte delle tutele per i lavoratori stagionali rimasti senza impiego, che potrebbero ottenere un rafforzamento della Naspi; l’altro, sui termini di presentazione delle istanze di Cig. Qui le parti sociali premono, da tempo, per una disciplina con meno appesantimenti burocratici per le imprese; e il governo potrebbe aprire. Le distanze sembrano più ampie sulla sorte del versamento (0,30%) che le aziende fanno per la mobilità, che terminerà a dicembre. La partita vale 600 milioni: l’esecutivo vorrebbe utilizzare una fetta di queste risorse per le ristrutturazioni aziendali anche attraverso l’Ape, l’anticipo pensionistico. Le parti sociali frenano: chiedono di mantenere i fondi nelle proprie disponibilità, attraverso il coinvolgimento dei Fondi interprofessionali. E lì decidere autonomamente come investirli.

ilsole24ore.com