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Poletti: ‘Senza voucher più lavoro nero. Al referendum si voti sul merito, non su Governo’

In occasione della Festa Nazionale de l’Unità a Catania si è svolto un dibattito a cui ha partecipato il ministro del #Lavoro Giuliano Poletti. Ecco le sue principali affermazioni.

“Italia adesso è più credibile. Senza voucher più lavoro nero”

“Prima del nostro Governo i ministri italiani andavano in Europa, promettevano delle cose e poi non le facevano. Ora ci siamo costruiti una credibilità. Io ho incrociato il segretario generale dell’OCSE due volte e la seconda si è complimentato per aver mantenuto ciò che gli avevo promesso 12 mesi prima, in genere gli altri facevano solo chiacchiere. Gli investimenti internazionali sono cresciuti da 15 a 75 miliardi di euro. I posti di lavoro li creano le imprese, se non lo fanno loro non è lavoro buono. Le riforme come quella del lavoro non sono state facili da fare, erano discussioni che andavano avanti da 20 anni; ci siamo presi le responsabilità dei fischi e degli applausi senza farci condizionare dai giudizi. Per anni in questo paese non si è deciso: si è lisciato il gatto dalla parte del pelo e si è accresciuto il debito pubblico, scaricandolo sui cittadini. Abbiamo usato all’eccesso la parola “difendere”.

Ma quando il mondo cambia come adesso, se parti solo per difendere, ottieni poco, Tutti a parole vogliono il cambiamento, ma quello degli altri, non il proprio. Nel 2013 il PIL era in calo del 1,9% e abbiamo perso 200 mila posto di lavoro, oggi il PIL è positivo con 585 mila di posti di lavoro in più. Rifarei tutto di corsa. Rivendico con forza quello che abbiamo fatto. Il valore dei voucher in Italia è solo dello 0,2% dei salari totali e questi sono pagati da lavoratori a tempo indeterminato, i pensionati e i cassa integrati. Io non li abolisco i voucher, perché non è che senza di essi la gente viene assunta ma finisce nel lavoro nero. Abbiamo fatto l’Ispettorato nazionale del Lavoro, uniformando i controlli INPS, INAIL e del Ministero risparmiando molto e facendo perdere meno tempo alle imprese. Tre anni fa eravamo in ritardo dagli altri paesi del 4%, adesso solo dello 0,6%. La Francia nell’ultimo trimestre è rimasta ferma, eppure non ha il nostro debito e i nostri problemi. Il problema è la dinamica dell’economia globale.”

“Al referendum gli italiani devono decidere nel merito, non sul Governo”

“Al #referendum gli italiani dovranno valutare il merito di quello che gli viene chiesto. Non credo si facciano operazioni di traslazione. Solo in una certa misura sarà un giudizio sul Governo, ma questo avrà un peso limitato rispetto al peso del quesito e della legge costituzionale. Prima di me hanno provato altri ministri a fare riforme del lavoro che venivano rimpallate da una Camera all’altra: troppe lungaggini. Ognuno può votare per chi vuole, ma dobbiamo semplificare lo Stato: i cittadini devono votare sul merito del quesito”.

“Il primo governo a riconoscere il problema povertà”

“Le riforme che abbiamo fatto noi in due anni, negli altri paesi le hanno fatte dieci o venti anni fa. Mi fa rabbia che qualcuno, anche del PD, mi dica “sbrigati a fare” mentre invece quando lui era al governo non ha fatto niente in tal senso. Sulle #Pensioni non abbiamo ancora deciso: abbiamo delle opzioni, da una parte il tema di aumentare l’importo previdenziale e dall’altra il tema della quattordicesima che dia una somma più alta a chi ha le pensioni più basse. Nella legge di Stabilità dello scorso anno abbiamo introdotto il fondo nazionale per la povertà. Siamo stati il primo Governo a riconoscere formalmente che esiste il problema della povertà, perché fino al giorno prima nessuno parlava dei poveri, si sosteneva che non esistevano e quindi nessuno faceva nulla. Noi invece abbiamo deciso di combatterla e di metterci 1 miliardo ogni anno. Ad esempio con il sostegno al reddito di chi ha bambini, ma anche facendo sì che chi ha sostegno al reddito si impegni con la comunità: non vogliamo mantenerli tutta la vita con un sussidio ma che possa lavorare. Quest’anno continuiamo in questa direzione.”

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