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Finiti i contributi, il Jobs Act fa flop

Ormai è un certezza. E i dati che escono lo confermano ogni volta di più: non è stato il mirabolante Jobs Act a rimettere in moto il mercato del lavoro, ma i soldi, quelli freschi e sonanti che il governo ha stanziato a favore delle imprese che assumevano giovani per pagare una parte dei contributi previdenziali e assicurativi. Una droga monetaria insomma che è servita solo a far emergere base imponibile consentendo a chi aveva lavoratori in nero di regolarizzarli visto che il costo della messa in regola era a carico dello Stato, ma che in realtà non ha aggiunto molto di più in termini di nuovi occupati. Così una volta sistemato questo aspetto e venuto meno il jackpot statale, i dati sono tornati a essere quelli di sempre.

PIÙ LICENZIATI Nonostante l’ottimismo sulle nuove norme il risultato certificato ieri dal ministero del Lavoro è molto deludente: cresce il numero di licenziamenti e cala quello quello dei contratti stabili. I dati sono incontrovertibili e a prova di polemica perché emergono dalle comunicazioni obbligatorie del ministero. Nel secondo trimestre del 2016 si sono registrati 221.186 licenziamenti, 15.264 in più rispetto allo stesso trimestre 2015 (+7,4%): 11.012 hanno riguardato gli uomini e 4.252 le donne. Dal report emerge inoltre un calo del numero di attivazioni (2.454.757) rispetto allo stesso periodo del 2015, pari al 12,1%, a fronte di 2.197.862 cessazioni, anch’esse in calo del 12,4%. La riduzione degli incentivi fiscali ha determinato probabilmente un calo delle attivazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-29,4%). Diminuiscono anche i contratti di collaborazione (-25,4%) e le assunzioni a tempo determinato (-8,7%), in misura maggiore per la componente femminile (-15,2%) meno per quella maschile (-2,4%). La riduzione di nuove attivazioni si accompagna a una stabilizzazione dei contratti in corso. Infatti, nel secondo trimestre 2016, si registrano 84.334 trasformazioni: 62.705 da tempo determinato a tempo indeterminato e 21.629 da apprendistato a tempo indeterminato.

MENO CONTRATTI Rispetto al secondo trimestre del 2015 il numero dei nuovi contrattualizzati si riduce in misura pari all’8,9%, un decremento inferiore a quello registrato per i rapporti di lavoro. Scende anche il numero medio di contratti pro-capite: 1,38 nel secondo trimestre 2015 e 1,33 nel secondo 2016. Parallelamente, le stabilizzazioni hanno interessato 83.966 lavoratori. Nel trimestre analizzato si sono registrate 2.197.862 cessazioni di rapporti di lavoro, 1.094.788 hanno interessato uomini e 1.103.074 hanno riguardato donne. Rispetto allo stesso periodo del 2015 le conclusioni contrattuali si sono ridotte di circa 312 mila unità, pari al 12,4%. La riduzione ha interessato in misura maggiore le donne per le quali il decremento in volume è stato pari a 197.315 unità (-15,2%), le cessazioni maschili scendono di quasi 115 mila unità (-9,5%).

CREDITO RIDOTTO ALLE IMPRESE Ad aggravare il quadro di stagnazione anche i dati sul fronte del credito che arrivano da Bankitalia. Che segnala un aumento dei prestiti alle famiglie ma anche una flessione dei finanziamenti alle imprese a luglio. Come nel mese precedente i prestiti alle famiglie sono cresciuti a luglio dell’1,4 per cento sui dodici mesi mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti su base annua dello 0,5 per cento (-0,1 per cento a giugno).

Filippo Caleri
iltempo.it