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Pensioni, cittadini europei a favore di un ritiro graduale dal lavoro

Il traguardo della pensione appare un miraggio sempre più lontano. Secondo uno studio di Eurofound due terzi dei cittadini europei preferirebbero un ritiro parziale dal lavoro con un impiego part-time accompagnato da parte dei benefits della pensione, piuttosto che lasciare e ritirarsi dal mondo lavorativo completamente: lavorare meno ore con più qualità. Questa possibilità avrebbe un impatto positivo sulla motivazione della forza lavoro e le perdite per la riduzione dell’orario di lavoro si compenserebbero con i benefits della pensione.

D’altronde in Europa il 45% dei lavoratori con cinquanta anni di età o più, preferirebbe avere un orario di lavoro più limitato. A pensarla così sono anche il 50% degli italiani, degli svedesi e degli spagnoli, il 53% in Repubblica Ceca . Oltre la metà dei Paesi Ue e la Norvegia, prevedono schemi di pensionamento parziale. C’è anche qualcuno che vorrebbe prolungare l’orario di lavoro, ma solol’11% in Europa.

L’ALLEGATO
La ricerca di Eurofound
In diversi stati membri Ue recenti riforme hanno migliorato la sostenibilità dei sistemi pensionistici, ma allo stesso tempo il congelamento e la riduzione dei benefits ne hanno diminuito l’adeguatezza e aumentato i contributi. In generale secondo i ricercatori , il lavoro a tempo pieno deve essere ancora incoraggiato, ma anche il pensionamento parziale potrebbe risultare più attraente del prepensionamento. Il prolungamento della permanenza sul luogo di lavoro, seppure a tempo ridotto, permetterebbe tra l’altro, di trasmettere ai più giovani le proprie conoscenze ed esperienze.

L’innalzamento dell’età pensionabile si è dimostrato per lo più una misura non sempre efficace, molti lavoratori lasciano comunque prima del tempo il proprio posto di lavoro per motivi di salute o per prendersi cura di sé: nel 2015 il 27% dei lavoratori Ue ha dichiarato di non sentirsi in grado di continuare il proprio lavoro o uno simile fino al raggiungimento della pensione ipoteticamente fissata a 60 anni, ma la cifra potrebbe essere di gran lunga superiore se si pensa che in quasi tutti i Paesi Ue il limite di età va ben oltre i 60 anni.

Un tempo di lavoro ridotto può essere di aiuto per dedicarsi all’assistenza, affrontare i problemi di salute , prevenirli o ridurli; orari più favorevoli hanno l’effetto di una maggiore soddisfazione per il lavoratore e una migliore qualità di vita. Ma anche provvedimenti che promuovano la formazione continua, la salute, la mobilità lavorativa, l’adeguamento dei carichi lavorativi e dell’intensità del lavoro , possono facilitare e allungare la permanenza sul posto di lavoro.

Nel 2011 il 78% dei cittadini europei , stando ai dati di Eurobarometro, ha dichiarato che la mancanza di alternative per ritirarsi dal mondo del lavoro in maniera graduale è stata una ragione determinante per l’abbandono del lavoro di persone di 55 anni o poco più. In particolare sono spinti maggiormente a lasciare il lavoro e ad anticipare la pensione quanti svolgono lavori di routine, al contrario chi non è impiegato in ruoli con incarichi ripetitivi potrebbe optare con favore per un pensionamento graduale e parziale.

Il pensionamento parziale involontario è stato utilizzato dai datori di lavoro per ristrutturare la forza lavoro prevenendo la disoccupazione. I Paesi nordici , esclusa la Finlandia, e la Francia e la Germania, hanno schemi di pensionamento parziale sia nazionali che per settori specifici, nel Sud Europa l’Italia e la Spagna invece solo nazionali .

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