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Lavoro: più sono i giorni di malattia pagati, meno si ammalano i dipendenti

È ABBASTANZA lapalissiano: stare a casa da lavoro quando si è malati velocizza i tempi di guarigione. Quello che è leggermente meno ovvio, invece, è quanto appena scoperto da un’équipe di scienziati del National Bureau of Economic Research: come raccontano in uno studio pubblicato sulle pagine della rivista ufficiale dell’associazione, infatti, i ricercatori hanno trovato che il tasso con cui i lavoratori si ammalano di influenza ”diminuisce significativamente” quando i giorni di malattia sono retribuiti. Un problema che riguarda da vicino, per esempio, tutti i lavoratori free-lance, nonché tantissimi lavoratori dipendenti statunitensi, alla metà dei quali, secondo le valutazioni del Labor Department, non sono garantiti giorni di malattia retribuiti.

Gli scienziati, in particolare, si sono concentrati per l’appunto sul welfare statunitense, che prevede regole diverse su base statale: la legislazione di diversi stati repubblicani, in generale, proibisce alle amministrazioni cittadine di riconoscere ai lavoratori dipendenti giorni di malattia retribuiti.

Nello studio, gli autori hanno scaricato e analizzato i dati di Google Flu, un database di Big G che contiene informazioni su prevalenza e diffusione dell’influenza, scoprendo che i lavoratori che vivono in stati dove i giorni di malattia non sono retribuiti si ammalano più facilmente e frequentemente rispetto agli altri. La causa sarebbe molto semplice: per non perdere ore pagate, i dipendenti malati vanno lo stesso a lavorare, infettando colleghi o clienti.

Poiché negli Stati Uniti solo quattro cittadini su dieci sono vaccinati contro l’influenza – scrivono gli scienziati, – il fatto che molte persone lavorino anche quando sono malate diventa un fattore importante per la diffusione della malattia.

C’è un rovescio della medaglia, comunque: gli autori hanno infatti scoperto che ”il riconoscimento della retribuzione per i giorni di malattia incentiva effettivamente i dipendenti malati a restare a casa, ma allo stesso tempo induce i dipendenti sani in atteggiamenti di assenteismo”. Il giusto, poco sorprendentemente, sta nel mezzo.

repubblica.it