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I frontalieri paragonati a topi, ladri di lavoro o pecore nere: dieci anni di campagne razziste in Ticino

n principio fu ‘Bala i ratt’, i topi che ballano. E non fu la prima, ma sicuramente la più violenta tra le campagne anti-italiani scatenate in Ticino: i frontalieri rappresentati come topi attaccati al formaggio svizzero. E’ un conflitto antico quello che si gioca sulla linea di confine tra Lombardia e confederazione scudocrociata esasperato in questi anni dalla comunicazione digitale che hanno reso virali post e campagne di chiaro tono razzista. Il referendum passato in Ticino – che stabilisce come, a parità di condizioni, in caso di assunzione debba essere privilegiato un residente a scapito di uno straniero – è l’ultimo anello di una catena.

Da più di dieci anni i fronti politici nazionalisti (Udc e Lega dei ticinesi in testa) hanno trasformato i lavoratori italiani (a oggi circa 65mila frontalieri che dalle province di Como, Varese, Sondrio e Lecco varcano il confine) in uno sberleffo, una macchietta da ridicolizzare, uno spauracchio politico da esporre in occasioni elettorali e, appunto, referendarie. Oltre ai ratti ha avuto risonanza lo spot della Camera di Commercio ticinese, rivolto a imprenditori e consumatori per spingerli a scegliere solo prodotti, lavoro e manodopera ticinesi. Nelle immagini della pubblicità – titolata “L’erba del vicino” – un parallelo piuttosto facile evidenziava come gli italiani non potessero far altro che portare la siccità.

Sempre sul fronte comunicazione il Ticino si è sbizzarrito in decine di campagne poco tenere: fotografie di svizzeri ridotti in mutande a causa dei lombardi, il modello sanitario italiano preso a perfetto esempio fallimentare, politici sbeffeggiati, l’Italia dipinta come una pecora nera o come un albero che affonda le radici in terra elvetica, gruppi Facebook dai toni volgari e spesso estremamente violenti, gli italiani accusati addirittura di consumare troppo asfalto ticinese con le proprie auto. Due anni fa un altro referendum, in quel caso nazionale, era stato lanciato per porre limiti ai lavoratori europei.
Svizzera, una nuova campagna Udc

Pure la cronaca ha giocato la sua parte agitando l’agone politico. Nel 2014 un rapporto della polizia Cantonale, relativo all’anno precedente, evidenziava come il 53 per cento degli indagati per reati finanziari fosse italiano mentre, nel dicembre 2015, fece notizia la vicenda di un vandalo (attivo nel parcheggio dell’ospedale di Lugano) specializzato nello sfregiare solo auto con
targa del Bel Paese.

Secondo molti osservatori il referendum di domenica scorsi avrà una scarsa applicabilità, anche perché impone una modifica costituzionale. Comunque sia è l’indicatore più evidente di un sentimento diffuso e radicato che non rende vita facile a chi ogni giorno supera la dogana per andare a lavorare.

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