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Il presidente Anticorruzione su terremoto in Molise: “Fondi usati con logica elettorale”

Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ha parlato di uguaglianza sociale, meritocrazia e opportunità lavorative per i laureati italiani attraverso la lotta alla corruzione, causa di moltissimi mali del nostro paese, tra cui la fuga dei cervelli e lo scarso investimento nella ricerca e nella cultura nel suo intervento di stamattina, 4 ottobre, durante la Giornata della matricola all’Unimol. Citata anche la consueta dispersione dei fondi per la ricostruzione post sisma: “Una pratica a cui il Molise non è estraneo – ha affermato il magistrato – e che dimostra quanto la corruzione sia radicata nel nostro paese”.

Campobasso. «Una delle sfide più pesanti che l’Italia si trova periodicamente ad affrontare riguarda la ricostruzione post terremoto: i soldi spesi spesso non vanno a finanziare la riedificazione di case e strutture pubbliche, ma a favorire comunità e organizzazioni seguendo una miope logica elettorale. Il Molisenon è estraneo a questa consuetudine, dato che la stessa cosa si è verificata con i finanziamenti giunti qui dopo il sisma del 2002. Il recente terremoto del centro Italia ha certamente contribuito a riaccendere anche qui le polemiche riguardanti questi gravi episodi di malfunzionamento della cosa pubblica».

Sono le parole di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che stamattina, 4 ottobre, ha presieduto alla Giornata della matricola all’Università del Molisedavanti a un’affollata platea di docenti, esponenti della politica e delle istituzioni e moltissimi ragazzi che hanno accolto l’augurio del magistrato: «Questi sono gli anni migliori, ma sono allo stesso tempo caratterizzati da sacrifici: studiate tanto, l’università vi offre le condizioni, voi dovete metterci l’impegno. Alla fine sarete ripagati dai risultati che otterrete.
Sono felice di essere tornato in Molise, regione sorella della mia Campania: abbiamo tanto in comune, e inoltre all’Unimol c’è una forte presenza di professori campani. Purtroppo condividiamo anche aspetti negativi, come le infiltrazioni camorristiche che dal napoletano si spingono fin qui. Ma il mio lavoro è proprio questo: prevenire gli episodi di corruzione, per permettere l’affermarsi di una società più giusta, che dia a tutti le stesse opportunità di crescita e affermazione».

Anticorruzione e formazione accademica, due mondi apparentemente distanti e privi di connessione. Eppure c’è uno stretto legame che li unisce, e Cantone lo spiega subito dopo: «In Italia per molto tempo si è pensato che si potesse evitare di rispettare le regole, e addirittura che si potesse convivere con la delinquenza, anche con la mafia. Da noi c’è la pratica di abusare della parola legalità, che secondo me dovrebbe essere sostituita con responsabilità, anche perché nel nostro paese si fa sempre fatica a trovare i responsabili.

È a causa di questa mentalità se siamo sempre relegati agli ultimi posti delle graduatorie riguardanti moltissimi aspetti, primo su tutti la corruzione, piaga che ha inquinato ogni ambito della nostra vita sociale ed economica. L’alto tasso di corruzione esistente in Italia è causa degli altissimi numeri riguardanti la fuga dei cervelli, ma anche dello scarso interesse a investire nella cultura e nella ricerca. I nostri atenei si trovano sempre in fondo alle classifiche mondiali ed europee, e questo perché non siamo in grado di creare le giuste condizioni che potrebbero dare maggiori possibilità ai nostri ragazzi. Bisogna combattere la corruzione e incentivare la logica del merito, quella che crea le occasioni: solo così si potrà evitare che tanti brillanti laureati decidano di trasferirsi all’estero per affermarsi nel mondo del lavoro. Rispettare le regole vuol dire dare a tutti l’opportunità di accedere al proprio futuro».

E non a caso le parole chiave dell’incontro di oggi erano proprio futuro, regole e opportunità: tre condizioni dalle quali non si può prescindere se si vuole ambire a costruire una società più giusta. Il presidente dell’Anac ha riferito in merito l’esempio di Obama, «emigrato di seconda generazione, per di più solo 50enne, che è riuscito a diventare presidente della più grande democrazia del mondo grazie alle opportunità che gli ha fornito il suo stato. Cosa che in Italia non si sarebbe mai potuta verificare, perché qui la meritocrazia è praticamente inesistente».

Quindi ha proseguito: «Voi siete il nostro futuro, e noi contiamo su di voi perché possa finalmente affermarsi nel nostro paese una vera giustizia sociale, in cui la propria dignità personale abbia un valore primario e in cui venga rispettato l’articolo 3 della nostra Costituzione, che per me è il più importante: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione economica e sociale del paese”».

di Patrizia Di Nunzio
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