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“Sanità, no al grande business Piccole imprese tagliate fuori”

PALERMO – “Al fine di affrontare il tema del ruolo delle micro imprese nell’ambito delle strutture sanitarie siciliane, Confimprese ha chiesto un incontro all’assessore Regionale Baldo Gucciardi. Confimprese non è alla ricerca della creazione di riserve protezionistiche – ha dichiarato il coordinatore regionale di Confimprese Giovanni Felice – ma dell’adozione di provvedimenti che nella sanità non orientino gli acquisti unicamente sul prezzo ma privilegino questo in rapporto alla qualità, il know how, l’efficienza, l’efficacia, l’immediatezza del servizio e la flessibilità propria delle imprese che rappresentiamo, in special modo se il destinatario finale è un malato.

Nel mondo della sanità non si fa che parlare di “prezzo standard a Milano come a Siracusa” quale possibile panacea di parte dei mali della Sanità – continua Govanni Felice – se così è, e se i micro, piccoli e medi fornitori ospedalieri hanno dimostrato ampiamente di essere in grado di fornire prodotti a prezzi standard e, spesso, anche a prezzi inferiori, allora non si capisce perché essi debbano passare dalla tagliola Consip o da insostenibili importi di Gara. Per noi è fondamentale che si metta al centro la salute e non il business – insiste il Coordinatore Regionale di Confimprese – e al raggiungimento di questa “mission“ va orientato il lavoro di tutti: Dirigenti, amministrativi, personale medico e paramedico.

È evidente il rischio che in nome di una pseudo efficienza e di un ipotetico risparmio gli ospedali vengano “consegnati” alle multinazionali della Sanità, in quel caso la centralità diventa “la prestazione”. Si passa dalla “cura” alla “mercificazione” della malattia, ricorrendo all’intervento anche quando si potrebbe evitare. Ad esempio, nel rapporto nazionale tra parti naturali parti cesarei, la percentuali di questi ultimi si è triplicata negli ultimi 30 anni (dal poco più dell’11,2% nel 1980 a circa il 37,57% nel 2011).

Questa tendenza – conclude il Coordinatore Regionale di Confimprese – tenderà ad aumentare se saranno confermati gli orientamenti di alcuni manager verso accordi di “service” che non potranno non mettere al centro “la quantità delle prestazioni” dal momento che il loro valore è strettamente legato in via diretta al numero di interventi eseguiti e non più alla qualità o meglio ancora al risultato e alla guarigione. Con questi tipi di accordi si corre il rischio di consegnare la sanità pubblica alle multinazionali in quanto, aldilà di ciò che si dice o si prospetta, si trasferisce parte del potere decisionale e gestionale al privato il quale pur di raggiungere gli obiettivi economici prefissati, potrebbe paradossalmente arrivare financo a decidere le sorti di questo o quel primario, di questo o quel chirurgo o medico che sia”.

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