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Sanità, la spesa privata per curarsi è di 570 euro l’anno

Con una spesa sanitaria privata, pro-capite di oltre 570 euro all’anno, gli italiani hanno impiegato nel 2015 oltre 34,5 miliardi per curarsi privatamente. Una vera e propria manovra finanziaria è quello che gli italiani si sobbarcano ogni anno per finanziarsi di tasca propria spese sanitarie private. E che si somma ai 1.800 euro pagati attraverso le tasse per il Ssn.

Solo due italiani su dieci hanno una polizza sanitaria integrativa, ma poiché il servizio sanitario pubblico è compresso tra liste d’attesa infinite e carenza di prestazioni per servizi essenziali come per esempio l’odontoiatria, molti decidono di pagare cash in proprio le prestazioni.

E ben 12 milioni di persone nel 2015 in Italia hanno smesso di curarsi. Per correre ai ripari nella 4° edizione dell’Health Insurance Summit in corso a Milano, è stato presnetato l’Assi, acronimo di Assicurazione Sanitaria Sociale Integrativa, che promette di garantire la “Buona salute di tutti” affiancando il Ssn per ridurre del 50%, circa 17 miliardi per triennio, il costo delle cure private per le famiglie italiane.

Secondo Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm assicurazione salute “il forte problema di sotto-assicurazione del Paese, più alto del 40% rispetto agli altri paesi Ue, unitamente all’aumento del numero degli anziani e dell’aspettativa di vita, rendono sempre più gravoso il compito del Ssn, che non riesce più a soddisfare i bisogni degli italiani. Fatto che dovrebbe far capire l’importanza della creazione di un solido secondo pilastro sanitario aperto capace di ridurre l’impatto della crescente richiesta di cure sul reddito delle famiglie, un sostegno che sostenga le cure di tutti i cittadini senza distinzione di attività lavorativa, reddito e condizione sociale”.

Alla base di queste difficoltà del Ssn esiste un fenomeno socio-culturale, ovvero l’inesorabile invecchiamento della popolazione in un contesto dove le vecchie sicurezze famigliari vengono a mancare. “Il trend di spesa legato alla non autosufficienza della popolazione anziana viene ora coperto dalle famiglie, che ne coprono il 43% del totale”, prosegue Vecchietti, “a fronte di una partecipazione del settore pubblico del 35% di un 23% di spesa privata. Il disgregarsi del nucleo tradizionale della famiglia però è destinato a ridurre la rete di solidarietà che ha concesso a milioni di italiani di permettersi delle cure e, allo stesso tempo, il deficit finanziario dello Stato non appare in grado di poter sostenere questa spesa crescente”.

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