Federazione Sindacati Indipendenti

Ecco perchè nelle corsie dei nostri ospedali gli errori sono meno frequenti che all’estero

I dati parlano chiaro: da un report curato nel 2014 dalla Commissione europea sull’implementazione delle buone pratiche rivolte alla sicurezza del paziente e alla promozione della sicurezza tra i professionisti sanitari, nelle cure oncologiche risulta che solo il 17% degli italiani ha fatto esperienza diretta (o attraverso familiari) di un evento avverso, contro il 27% della media Ue. Una percentuale in continua diminuzione dell’ applicazione della Raccomandazione 14 che individua la buone prassi per approvvigionamento, stoccaggio, prescrizione, preparazione e somministrazione dei farmaci antineoplastici. Ad affermarlo sono gli esperti intervenuti nei giorni scorsi al convegno «Obiettivo Zero», organizzato da HPS-AboutPharma.

Il processo che riguarda la gestione di farmaci antineoplastici è notoriamente complesso poiché implica il coinvolgimento di un insieme di professionisti (farmacisti, medici, infermieri) che coordinano le numerose fasi che vanno dall’approvvigionamento e immagazzinamento, alla conservazione, alla prescrizione, distribuzione, somministrazione e monitoraggio. La prevenzione e la riduzione degli errori nella somministrazione dei farmaci antineoplastici è chiave non solo in Italia ma a livello internazionale per garantire una maggiore sicurezza al paziente. Per ridurre al minimo il rischio di errore con i farmaci onco-ematologici nel 2012 il Ministero della Salute ha emanato una Raccomandazione n. 14 che fissa le linee guida per il corretto allestimento e utilizzo dei medicinali oncologici, come pure per trasporto, stoccaggio, formazione e la promozione della cultura della sicurezza tra gli operatori sanitari.

Da un monitoraggio condotto su 27 Aziende ospedaliere italiane tra il 2014 e il 2015, i cui dati sono stati pubblicati ad agosto 2016 sulla rivista Tumori Journal, risulta che 3/4 del campione adotta prassi idonee applicando i requisiti della Raccomandazione Ministeriale a tutto il processo dalla prescrizione della terapia, alla sua preparazione e alla somministrazione al paziente (es. informatizzazione e automazione del processo). Da rilevare che l’allestimento dei farmaci antineoplastici è effettuato da strutture dedicate (Ufa) nel 67% dei casi, mentre nei restanti avviene direttamente nei reparti.

Sul tema del rischio clinico, l’attenzione in Italia è piuttosto elevata: da un report curato nel 2014 dalla Commissione europea sull’implementazione delle buone pratiche rivolte alla sicurezza del paziente e alla promozione della sicurezza tra i professionisti sanitari risulta che solo il 17% degli italiani ha fatto esperienza diretta (o attraverso familiari) di un evento avverso, contro il 27% della media Ue. Comunque sia, la posta in gioco è alta. Secondo uno studio comparativo internazionale (Lustig, 2000) l’emato-oncologia è il reparto ospedaliero dove si verificano più errori medici (2,48 ogni 100 pazienti ogni giorno) e molto si può fare per ridurne l’incidenza.

La formazione continua dello staff operativo, lo sviluppo della predisposizione a identificare i fattori di rischio, l’adeguamento periodico delle procedure interne così come della stessa Raccomandazione n. 14 da parte del Ministero della Salute hanno come obiettivo ultimo l’eliminazione degli errori.

Come spiega Carmine Pinto, Presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, «Per garantire sicurezza, qualità e applicazione della normativa è indispensabile definire i requisiti delle strutture che somministrano chemioterapia, e più in generale le terapie mediche antitumorali. I dati inglesi recentemente pubblicati su Lancet Oncology, aldilà delle criticità note della sanità inglese, evidenziano proprio questo. Le terapie mediche antiblastiche vanno somministrate in Oncologia medica e Ematologia, dove opera personale medico e infermieristico formato e continuamente aggiornato, e dove si realizza una costante integrazione e condivisione con le Farmacie e le Unità Farmaci Antiblastici (UFA)».

Un concetto ribadito da Marcello Pani, Presidente della Società italiana di Farmacia Ospedaliera-Sifo: «Il farmacista ospedaliero costituisce una figura professionale centrale in quanto il suo know-how contribuisce alla prevenzione di errori in tutto il processo di gestione dei farmaci antineoplastici. Sifo ha effettuato negli anni diversi approfondimenti su questo tema, sia con un intento strettamente formativo, sia con il proposito d’individuare le eventuali aree di miglioramento e predisporre strategie di compensazione, permettendo un continuo scambio informativo intra e interdisciplinare. Va, inoltre, segnalato che sono in fase di aggiornamento gli standard tecnici in materia di galenica oncologica, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e la qualità dei servizi offerti ai pazienti e per i quali Sifo vuole essere garante».

lastampa.it