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Caso Catania, Lorenzin: “Nessun rapporto con obiezione coscienza”

La morte della donna all’ospedale Cannizzaro di Catania “non ha nessuna correlazione con l’obiezione di coscienza”. Lo precisa la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin.

“Non posso entrare nel merito di questo caso, perché non ho gli elementi – ha detto Lorenzin – voglio ricordare, però, che l’obiezione di coscienza attiene al profilo deontologico. Riguarda le coscienze degli operatori sanitari. Ma non ha a che fare con questi casi. L’obiezione di coscienza non può intervenire o frapporsi con la vita o la morte di una persona: il primo obiettivo deve rimanere salvare la vita di una mamma”.

La ministra ha sottolineato che “l’obiezione di coscienza attiene all’interruzione volontaria di gravidanza e, in quel caso, ogni regione ha strutture dedicate, dove la Regione stessa deve garantire la copertura degli operatori sanitari per tutelare l’accesso efficace, ma anche efficiente, agli utenti, così come chiede la legge”.

La ministra ha inoltre annunciato che la Task force del ministero della Salute che si occupa di verificare i presunti errori in sala parto tornerà a valutare le strutture già visitate in passato, “per capire cosa è stato fatto e se le eventuali prescrizioni sono state osservate”. “Ho già disposto che si proceda in questo modo”, ha detto Lorenzin ai giornalisti indicando che le nuove ispezioni verranno fatte a distanza di circa un anno. Lorenzin ha concluso ricordando che nel caso della donna morta a Catania la task foce, come di consueto, “si muove per verificare l’operato delle regioni. Non interveniamo sulla parte penale, ma sulla parte sanitaria anche per capire se ci sono errori procedurali da correggere subito”.

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