Federazione Sindacati Indipendenti

Il ministro Lorenzin in passerella sulle macerie della Sanità siciliana

PALERMO – Adesso raccontano che la nostra Sanità sta decollando. Che tutto cambierà in meglio. Adesso, solo adesso. A una settimana dal referendum. Il ministro Beatrice Lorenzin, la stessa che poco più di un anno fa minacciò il commissariamento della Sanità siciliana dopo il caso della piccola Nicole, ci racconta di una “sintonia” con la Regione, di una “rete ospedaliera” presto pronta, di un futuro radioso per gli ospedali siciliani.

Ma forse, per qualche giorno ancora, sarebbe stato preferibile il silenzio, piuttosto che il suono di questa passeggiatina elettorale tra le macerie di una Sanità malata. Un giudizio basato non solo sulle testimonianze – tante, giunte al nostro giornale – di anomalie, strutture fatiscenti, liste d’attesa vergognose. Ma anche sulle notizie delle inchieste che hanno coinvolto manager e primari amici del governatore, e anche su quelle relative allo stato di salute “economico” di alcune aziende sanitarie che dovranno sobbarcarsi un proprio piano di rientro.

Senza contare il vero “nodo” politico: quello delle assunzioni. Ferme. Ma così ferme da costringere l’assessore alla Salute Gucciardi a prorogare i contratti dei dipendenti a tempo determinato per altri sei mesi. Un segnale chiaro che i concorsi non sono affatto vicini. Una pezza, insomma, che almeno evita di far saltare in aria il sistema degli ospedali.

“L’assessore regionale Baldo Gucciardi – ha detto però oggi la Lorenzin, giunta in Sicilia – nei prossimi giorni arriverà al ministero con la nuova proposta per la rete ospedaliera siciliana”. Proprio nei prossimi giorni. Che casualità. Giusto nei giorni del referendum. Anche se, a voler tener fede alle parole dello stesso Gucciardi e del presidente Crocetta, questo Piano, prima di arrivare al ministero dovrà prima essere giudicato dai sindaci, poi dai manager, poi dai sindacati, quindi giungere in commissione Salute all’Ars per un parere obbligatorio, seppur non vincolante.

Cosa intende, a sette giorni dal referendum, il ministro del Nuovo centrodestra di Alfano, quando parla di “prossimi giorni”? Quando la Lorenzin parla di “sintonia col governo regionale” è a conoscenza del fatto che per il governo regionale “l’unico scoglio di fronte alle assunzioni” è proprio Roma?

Eppure, in questi giorni si recita necessariamente un copione basato sull’armonia. E sulle liete novelle. “Le notizie per i precari della sanità – ha annunciato la Lorenzin – sono buone. Il percorso – ha aggiunto – è stato lungo perché non era mai stata fatta una ricognizione dei fabbisogni, oggi ci sono arrivati da tutte le regioni e sono al vaglio al Mef. A questo punto la Sicilia come le altre regioni farà i concorsi perché bisogna farli”.

Eccole le paroline magiche: assunzioni e concorsi. Tirate fuori a una settimana dal voto referendario. Perché tutto torna, tutto si tiene. E la passerella della Lorenzin tra le macerie della Sanità che sta ferma nonostante qualche manager assicuri da mesi che questa ha già “cambiato verso”, non fa che rilanciare la pessima immagine di un convegno organizzato da un partito come il Pd all’interno dei locali dell’ospedale Cervello. La campagna referendaria, nell’Aula magna di un ospedale dalle strutture a tratti imbarazzanti, come qualche lettore ci ha segnalato, ad esempio, riguardo al reparto di oncologia.

Ma a poco più di una settimana dal referendum, il capogruppo di quel partito, Alice Anselmo, che tra le file del Pd non è stata nemmeno eletta e che deve la sua carica alla designazione dei renziani siculo-romani, ha preferito recarsi lì, piuttosto che lavorare all’Ars, dove – non a caso – la discussione della manovra di assestamento è stata rinviata a lunedì, per la mancanza del numero legale, nonostante alcune scadenze, per migliaia di lavoratori siano vicinissime, così come il rischio di non vedere un po’ di stipendi.

Ma tant’è. C’è la Sanità, oggi, a disposizione del referendum. Una Sanità che si presta al gioco elettorale, sia nel pubblico che nel privato. Dando la sensazione, a chi osserva, che si tratti di un gioco delle parti, di una recita. Primo esempio: ecco spuntare nella manovra di assestamento che verrà approvata tra pochi giorni, l’assunzione di migliaia di lavoratori Asu nelle aziende sanitarie. Secondo esempio: a molti ginecologi siciliani, nei giorni scorsi, è arrivata una lettera dell’Aogoi, l’associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani. In questa lettera, si dice chiaramente che “il Consiglio direttivo Aogoi ritiene di fornire come indicazione di voto ai suoi soci per il referendum del 4 dicembre p.v. il Sì come scelta finalizzata ad un miglioramento del Sistema sanitario nazionale”. Il Sì, insomma, farà bene anche alla ginecologia italiana, questo viene spiegato nella nota che porta la firma del Segretario nazionale Antonio Chiàntera. Un cognome noto, in Sicilia. Il figlio Vito, infatti, è stato scelto pochi mesi fa come primario del nuovo reparto di Ginecologia oncologica dell’ospedale Civico. Un incarico che aveva fatto sobbalzare i sindacati: “Siamo di fronte a una nomina dall’alto, senza alcun concorso”, ha detto poco tempo fa il responsabile della Cgil medici Renato Costa. Ma non è tempo per pensare a queste cose. Tra una settimana, tra poche passerelle, sarà il momento del voto.

lagazzettadelmezzogiorno.it