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Crisi di governo: dal pubblico impiego alle banche, ecco i dossier a rischio stop

Contratto del pubblico impiego (con gli 85 euro d’aumento medio), la riforma della Pa, una parte del Jobs Act. Ma anche la riforma delle banche popolari bloccata dalla Consulta e l’ormai ‘dimenticata’ legge sulla concorrenza. Sono molteplici i provvedimenti economici che con la crisi di governo rischiano lo stallo, mentre anche alcune linee strategiche forti, come quelle sulla diffusione nel paese della banda ultralarga, potrebbero a questo punto essere disattese o comunque ‘superate’ nella prassi delle aziende in campo.

Tra i provvedimenti messi in discussione e su cui il governo Renzi avrebbe dovuto tornare c’è senz’altro la riforma Madia della Pa che secondo la Corte Costituzione è illegittima laddove prevede che l’attuazione attraverso i decreti legislativi possa avvenire dopo aver acquisito il solo parere della Conferenza Stato-Regioni. In sostanza sarebbe il governo in accordo con le Regioni a dover correggere i decreti attuativi almeno per salvare alcuni provvedimenti come quelli sui ‘furbetti del cartellino’, caduto come altri contenuti nella riforma. Ora non resta che attendere.

Anche il testo unico sul pubblico impiego vacilla. Nonostante Cgil, Cisl e Uil abbiano già chiarito che l’accordo fra governo e sindacati che apre la strada al rinnovo dei contratti del Pubblico impiego deve sopravvivere a qualsiasi sviluppo post referendum.

Anche con un altro governo, in sostanza, non si può e non si deve tornare indietro, dicono le tre sigle. All’Adnkronos Michele Gentile, coordinatore del dipartimento Settori pubblici della Cgil indica come necessari “atti che sono frutto di una legge approvata a luglio dello scorso anno. Due in particolare, il testo unico del pubblico impiego, con il superamento della legge Brunetta, e il tema del precariato”. E anche i tempi dovranno essere rispettati, senza slittamenti. Secondo il responsabile della Cgil, “gli incrementi economici ci dovranno essere a metà del prossimo anno”.

Sul ddl sulla concorrenza aveva spinto l’acceleratore il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Tuttavia il provvedimento è tuttora all’attenzione della commissione Industria del Senato. Dai cui cassetti non è facile a questo punto che riemerga.

In bilico o comunque bloccata anche la riforma delle banche popolari in società per azioni, approvata dal governo Renzi nel gennaio 2015. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto un ricorso in merito e ha chiamato la Consulta a esprimersi sulla costituzionalità della riforma stessa, sospendendo intanto l’applicazione della circolare di Bankitalia. Il consiglio di Stato, in sostanza, non ha ritenuto legittimo che la banca possa non dar corso, come indicava la legge sulle popolari “anche in deroga a norme di legge”, al pagamento delle quote dei soci che hanno chiesto il recesso. In questo caso la Corte Costituzionale si pronuncerà probabilmente non prima di un anno e quindi all’incertezza non avrebbe potuto ovviare nemmeno lo stesso esecutivo che aveva scritto la riforma.

Sull’implementazione delle nuove reti tlc, il governo Renzi, dopo avere approvato il piano per la banda ultralarga (piano Bul), ha spinto per il via ai bandi di gara da parte di Infratel nelle varie regioni per la posa della fibra. Ma soprattutto la novità nel settore è stato l’ingresso della società a maggioranza pubblica Enel prima con la costituzione di una società ad hoc, Enel Open Fiber, e successivamente con acquisizione di Metroweb, la società ritenuta un benchmark in Europa per lo sviluppo delle nuove reti per internet superveloce.

Le due società sono state poi integrate con l’obiettivo di estendere la banda ultralarga a 250 città tra il 2016 e il 2021, per un totale di circa 9,5 milioni di abitazioni.

Ora gli operatori si chiedono se qualcosa con la crisi di governo cambierà in queste politiche per portare l’Italia in linea con gli obiettivi dell’Agenda digitale 2020. Dopo le annunciate dimissioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, “spero che le cose non cambino” negli investimenti sul digitale, “ma continuino come ben aveva fatto il governo Renzi sullo sviluppo della banda larga. Spero che questo continui in futuro” ha detto Alberto Calcagno, amministratore delegato di Fastweb, intervenendo oggi ad un evento. Mentre alcuni analisti si chiedono se questo scivolone del governo possa risolversi in un fattore positivo per il competitor privato di Enel, Telecom Italia.

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