Federazione Sindacati Indipendenti

Ogni anno in Europa oltre due milioni e mezzo di infezioni ospedaliere

OLTRE DUE milioni e mezzo di infezioni nosocomiali vengono registrate ogni anno in Europa e il loro impatto è superiore a quello di influenza Aids e tubercolosi insieme. Lo indica uno studio epidemiologico pubblicato su Plos medicine condotto analizzando i dati ECDC, European centre for disease prevention and control, da ricercatori, del Robert Koch Institute tedesco e del National Institute for Public Health and the Environment olandese e dell’Ecdc.

Quanto pesa una malattia. “Le prime sei infezioni nosocomiali, quelle più comuni, cioè polmoniti, batteriemie, infezioni del tratto urinario, delle ferite chirurgiche, infezioni intestinali da clostridium difficilis, sepsi neonatale pesano due milioni e mezzo di Daly”, entra nel dettaglio Alessandro Cassini, esperto di sanità pubblica in forza all’Ecds di Stoccolma e primo autore dell’indagine, “e due milioni e mezzo di Daly – sottolinea – è di più di quanto non costino tubercolosi, aids, influenza eccetera, insommadi tutte le altre patologie trasmissibili attualmente sotto sorveglianza dell’Ecdc”. Daly è un acronimo che sta per Disability adgiusted life years, ed è una misura della gravità globale di una patologia espressa come numero di anni persi per disabilità o per morte prematura. “È un indicatore composito – spiega l’esperto – che tiene conto di numerosi fattori: della mortalità e della prevalenza, per esempio. Ma anche dell’età di insorgenza della malattia, del decesso, e del periodo trascorso in una situazione di difficoltà e disagio o di invalidità provocati della patologia”.

Un peso evitabile. Parliamo dunque di numeri alti. E di costi pesanti: in termini di sofferenza umana, e naturalmente di spesa (non abbiamo calcolato ancora il peso esatto in termini di euro, ma ci stiamo lavorando dicono all’Ecdc). Ma anche di cifre che è possibile abbattere, anche della metà.

Le strategie. In che modo? In altri termini quali strategie – tecniche, politiche, di sistema – occorrerebbe mettere in atto per ridurre il peso delle infezioni contratte nelle corsie degli ospedali dell’Ue? Uno degli interventi sul quale in Europa si insiste da un po’ è l’igiene degli operatori sanitari: lavarsi le mani, sempre, prima e dopo una visita, e farlo nel modo adeguato, rappresenta un intervento con un buon rapporto costo/efficacia: come dire funziona e costa poco. Poi c’è l’aumento della sorveglianza: identificare precocemente i pazienti con infezione e isolarli, confinando il microrganismo e impedendone la propagazione.

Il monitoraggio. Sul piano più di sistema all’Ecdc si riflette sul monitoraggio propositivo della strutture sanitarie degli ospedali, che in sostanza consiste nell’individuare quelle con i numeri più alti di infezioni nosocomiali e sostenerle, con progetti di formazione, correzione degli errori eccetera in una sorta di tutoraggio, potremmo dire.

Resistenza agli antibiotici. Nel nostro paese il 5-8 per cento dei pazienti ricoverati contrae un’infezione nosocomiale, il che corrisponde a 450 -700 mila infezioni annue. In trenta casi su cento (135-210 mila in termini assoluti) si tratta di patologie che si potrebbero prevenire, e una volta su cento, vale a dire tra 1350 e 2100 casi, che portano al decesso. Secondo l’ultimo report dell’Ecdc sulle antibiotico-resistenza in Italia la resistenza gli antibiotici è tra le più elevate d’Europa, “e l’antibiotico-resistenza è un fenomeno soprattutto ospedaliero”, conclude Cassini. “L’ospedale è il luogo in cui questo fenomeno è più frequente, e per ragioni diverse: perché ci sono ammalati e gli ammalati sono più vulnerabili alle infezioni, perché è
un luogo chiuso. E perché si usano più antibiotici che altrove, che in altri contesti. In Italia in particolare viene sottoposto a terapia con antibiotici il 45 per cento di chi entra in ospedale, in Europa siamo in media intorno al 20 per cento”.

repubblica.it