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Sanità: da esperti “5 mosse” per la sostenibilità del Ssn

MILANO – Il quadro economico attuale e l’aumento delle patologie croniche dovuto all’invecchiamento della popolazione impongono di ripensare l’approccio sanitario alla malattia, riallocando in maniera più efficiente le risorse – umane e finanziarie – e formando cittadini più responsabili nei confronti della propria salute, in tutte le fasi della vita. E’ l’assunto di base del documento diffuso al termine del convegno sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale all’Ospedale San Gerardo di Monza, che ha visto confrontarsi politici, medici, docenti ed economisti.

Il documento, redatto con il contributo anche del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, propone una strategia in “5 mosse” su come affrontare la cronicità (ad esempio il diabete) e la non autosufficienza caratteristica dell’età avanzata, che insieme incidono per il 70% della spesa sanitaria. In primo luogo, spiega, occorre investire di più nella prevenzione e negli interventi precoci, di diagnosi e di cura. Compito dei medici, in particolare, è poi far crescere cittadini responsabili e consapevoli sul tema del diritto alla salute.

“Non è più possibile, perché non è sostenibile, interpretare l’universalismo sanitario come il diritto di tutti a ricevere tutte le prestazioni possibili” afferma il documento, aggiungendo che “in un sistema di risorse scarse, qual è il mercato reale, curare anziani cronici in ospedale può comportare l’incapacità o l’impossibilità di intervenire tempestivamente nel gestire un evento acuto in un giovane”. Al terzo punto c’è la riorganizzazione del modello di richiesta di erogazione delle prestazioni, che deve coinvolgere il paziente, anzitutto, e poi lo Stato, le Regioni, i fornitori di servizi, le assicurazioni private e i professionisti della salute. La cura delle malattie croniche e dei non autosufficienti dovrà essere sempre più “di prossimità” nelle case delle persone, grazie al contributo sempre maggiore della tecnoassistenza. Al contempo, la sanità per gli “acuti” sarà sempre più concentrata in meno luoghi ad altissima intensità tecnologica.

“Non si procede nella direzione della sostenibilità – sostiene infatti il testo – quando si mantengono in vita piccolissimi presidi ospedalieri, ad alto costo e bassa intensità di cura”. Infine, serve sviluppare e implementare a livello nazionale “un’efficace infrastruttura di information technology”, che faciliti l’accesso al cittadino alla sanità e consenta al sistema di avvalersi dei “big data”, per anticipare e comprendere più a fondo i bisogni sanitari”.

ANSA