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Nell’inchiesta sui “furbetti del cartellino” prosciolti 28 dipendenti su 33 indagati

Trentatré indagati, 28 prosciolti. L’inchiesta sui «furbetti del cartellino», che a ottobre fece parlare di Biella in tutta Italia, sta per chiudersi come molti avevano previsto: a partire dagli amministratori comunali, sicuri che le indagini avrebbero separato il grano dal loglio. Ossia i pochi dipendenti di Palazzo Oropa che davvero facevano i furbi, timbrando il badge per poi andare alla sala slot, a fare la ceretta o a zappare l’orto, e quelli a cui erano state contestate mancanze lievi, come essere usciti per un caffè.

Il 7 dicembre il gip Claudio Passerini ha prosciolto, con un decreto di archiviazione, 28 persone indagate. Fra essi anche alcuni dipendenti colpiti dall’ordine di non farsi vedere in municipio. Come Antonio Pusceddu, dell’ufficio parchi e giardini, che era già stato reintegrato un mese fa dopo essere stato sentito dal pm. Ora i suoi avvocati torinesi, Marino Careglio e Giuseppe Civale, si dicono soddisfatti. Prosciolti anche Carlo Mortarino, presidente della Croce rossa e geometra, Elena Geromel e Riccardo Vassallo. Può invece tornare al lavoro Silvio Gruppo, 64 anni, in forza all’ufficio impianti.

I nomi della maggior parte dei dipendenti indagati non è mai comparso sui giornali, che avevano parlato solo degli otto sospesi. Le accuse andavano dalla truffa al falso, per aver imbrogliato il Comune assentandosi senza motivo. In diversi casi è stato chiarito che le uscite erano legate a motivi di servizio, come fare la spesa per persone seguite dalle assistenti sociali o andare a fare bonifici in banca. Il pm Mariaserena Iozzo ha chiesto l’archiviazione alla fine di novembre. Il gip, a stretto giro di posta, ha accolto la domanda una decina di giorni dopo.

Resterebbero così cinque le persone ancora non uscite dall’inchiesta, e che verosimilmente dovranno difendersi davanti al giudice. Il sindaco Marco Cavicchioli era stato cauto fin dall’inizio, dicendosi convinto che «molte posizioni sarebbero state ridefinite» e confermando la sua «fiducia nella magistratura». Ora, per le persone prosciolte, potrebbe in teoria aprirsi la fase dei provvedimenti disciplinari.

lastampa.it