Federazione Sindacati Indipendenti

Sanità ligure: lo sbarco dei privati All’assalto i big lombardi e piemontesi

Genova. Lo sbarco dei privati nella sanità ligure avverrà sulla stessa rotta del turismo estivo: principalmente da Lombardia e Piemonte. Al momento Alisa, la super-azienda messa in campo dalla regione e guidata dal biologo bergamasco Walter Locatelli, ha lo scopo di cercare manifestazioni di interesse da parte dei privati sulla gestione degli ospedali di Albenga, Cairo Montenotte e Bordighera. Interesse che è fondamentale, perché, come spiega il presidente della Regione Toti, «noi possiamo favorire un clima politico, ma poi i privati si muovono secondo le loro logiche». E secondo le indiscrezioni che arrivano dall’ambiente della sanità privata i primi grossi player del settore interessati ci sarebbero già.

A cominciare da chi ha già messo un piede in Liguria: il Policlinico di Monza, colosso della sanità privata guidato da Michelangelo De Salvo, si è aggiudicato la gara per il reparto di Ortopedia del Santa Maria di Misericordia.

L’assegnazione è stata contestata, ma il ricorso al Tar del gruppo di Alessio Albani (che gestiva prima il reparto) è stato respinto. Così entrerà al Santa Maria di Misericordia già in primavera e non è da escludersi che il suo interesse possa estendersi al resto dell’offerta ligure, cioè i tre piccoli ospedali. L’altro colosso di cui non si può escludere l’interesse è sempre lombardo: il Gruppo San Donato, il primo in Italia, costituto da 18 ospedali di cui tre Irccs (Policlinico San Donato, Ospedale San Raffaele e Istituto Ortopedico Galeazzi) per un totale di 5.169 posti letto, quasi pari al totale ligure. Per ora, è bene sottolinearlo, si tratta solo di voci, dal momento che la delibera sulle manifestazioni di interesse è stata approvata lo scorso venerdì.

Ma se per la giunta regionale la Liguria deve proporsi come una “terra delle opportunità” in campo sanitario, i sindacati del comparto (infermieri, tecnici, amministrativi, operatori sanitari) non sono d’accordo. Si studiano iniziative di protesta (in consiglio regionale) e ieri le sigle hanno contestato il paragone, fatto da Toti, con la situazione dell’Emilia Romagna. «Il nuovo modello sanitario della Liguria clona il ricco modello lombardo-veneto, che poco si adatta alle condizioni liguri. – scrivono i segretari di Cgil Cisl e Uil Igor Magni, Paola Bavoso e Lella Trotta – mentre di fatto, si sta logorando il servizio sanitario pubblico, non si assume il personale necessario ed aumentano i dirigenti».

ilsecoloxix.it