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Pirellone, dopo gli scandali arriva l’albo dei lobbisti: “Niente regali e trasparenza”

Niente regali dal valore superiore ai 150 euro dai lobbisti al Pirellone, e obbligo di iscriversi a un apposito elenco di soggetti accreditati a trattare con i politici e i dirigenti del Consiglio regionale. È il cuore del nuovo regolamento per i lobbisti che è stato approvato dall’ufficio di presidenza del parlamentino lombardo. Il documento attua la legge sulle lobby della scorsa estate, obiettivo: mettere dei paletti e regolare l’operato di “cartelli” o lobbisti, dalle associazioni che rappresentano gli ospedali privati a quelle che fanno gli interessi dei costruttori. Fino ai sindacati e alle associazioni di settore e categoria.

La norma lombarda è la prima in Italia: finora, l’unico esempio era un regolamento in vigore alla Camera dei deputati. E ha lo scopo di evitare nuovi scandali, dopo quelli che negli ultimi anni hanno scosso Palazzo Lombardia. Dalle accuse di corruzione all’ex governatore Roberto Formigoni, condannato in primo grado a sei anni nel processo Maugeri, agli scandali che hanno scosso l’attuale giunta guidata da Roberto Maroni. Il cui braccio destro per la sanità, il leghista Fabio Rizzi, due anni fa è stato travolto da un’inchiesta su un presunto giro di tangenti con al centro “Lady Dentiera”, Maria Paola Canegrati. Ma non solo: nel 2014, poco prima di Rizzi, anche il vice governatore lombardo, il forzista Mario Mantovani, è stato travolto da accuse su un presunto giro di tangenti.

Di qui, la normativa approvata a luglio 2016 e, adesso, il regolamento. Che definisce il ruolo delle organizzazioni e delle persone che rappresentano i portatori di interessi collettivi. La novità maggiore è l’obbligo, per i lobbisti che lavorano presso il Consiglio regionale lombardo, di iscriversi a un albo tenuto dalla Regione. Tra i requisiti per l’accreditamento, l’assenza di condanne passate in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio. Fra gli obblighi, quelli della trasparenza, della tracciabilità e della correttezza delle informazioni fornite. La revisione dell’elenco sarà triennale e viene introdotto l’obbligo di presentare ogni anno una relazione sull’attività svolta. Le sanzioni vanno dalla censura alla sospensione fino, nei casi più gravi, alla cancellazione dall’elenco per chi trasgredisce o fornisce false informazioni.

La legge stabilisce anche la definizione dei soggetti cui si riferisce. I lobbisti che dovranno sottostare alle nuove regole, allora, saranno tutti quei “soggetti che vengono individuati da organizzazioni, enti società, associazioni, fondazioni e comitati per presentare ai decisori pubblici le proprie proposte, richieste, valutazioni, ricerche, analisi”. E che, per questo, entrano in contatto con i “decisori pubblici”, ovvero i consiglieri e i dirigenti regionali, ai quali così non potranno essere fatti regali con un valore sopra i 150 euro. Resteno esclusi. invece, “i dipendenti di ruolo del Consiglio regionale con qualifica non dirigenziale”.

“Il provvedimento approvato oggi attua nei tempi previsti una legge che risponde alla domanda di trasparenza rivolta alla pubblica amministrazione, in un settore che vede la nostra regione protagonista di una soluzione attenta agli interessi dell’istituzione dei cittadini”, esulta il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, di Lombardia Popolare. Cauta la dem Sara Valmaggi: “È un primo passo in una direzione necessaria, visti i numerosi scandali che negli ultimi anni hanno colpito la Lombardia. Certo, questa legge è frutto di
una mediazione: noi del Pd avremmo voluto qualcosa di più”. Critici i grillini, che sei mesi fa si sono astenuti dal votare la legge, ritenendola “di scarsa utilità, visto che istituisce un registro dei lobbisti solamente per quanto riguarda la loro attività al Pirellone, e non quanto avviene in giunta o fuori dal Consiglio – dice Eugenio Casalino di M5s – . Paradossalmente, i comitati dei cittadini potrebbero essere sanzionati mentre i grandi lobbisti no”.

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