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Tangenti sanità, Daccò lascia il carcere: il faccendiere va ai domiciliari dopo 5 anni in cella

Dopo cinque anni e tre mesi, Pierangelo Daccò ha lasciato il carcere di Opera. Il “facilitatore” delle mazzette destinate al governatore lombardo, Roberto Formigoni – questa l’accusa della Procura – era finito in carcere nel novembre del 2011 con l’accusa di concorso in bancarotta dell’ospedale San Raffaele. Per questa vicenda, è stato condannato a nove anni di carcere in via definitiva.

Tra buona condotta e sconti di pena, Daccò ha da scontare poco meno di due anni. Il Tribunale di Sorveglianza ha così accolto la richiesta dei difensori, Gianluca Maris e Gabriele Vitiello, e fino a Natale del 2018, l’ex faccendiere, sarà in “detenzione domiciliare”. Nell’istanza alla Sorveglianza, i legali hanno infatti rinunciato a chiedere l’affidamento alla fondazione di don Antonio Mazzi, Exodus, preferendo la soluzione accolta dai giudici.

Nonostante la lunga detenzione, per Daccò non è scontato che le porte del carcere non si debbano riaprire. Il 22 dicembre, in primo grado, è stato infatti condannato insieme proprio a Formigoni (6 anni) e ad altri 3 imputati, nel filone sulla fondazione Maugeri. In questo caso – l’accusa principale era quella di concorso in corruzione – gli sono stati inflitti altri 9 anni e due mesi di carcere.

Una sentenza che verrà appellata e, in attesa di un verdetto definitivo, i legali contano, nell’ipotesi peggiore, di fare ottenere uno sconto di pena sostanzioso, attraverso la “continuazione” con la condanna legata al crac del San Raffaele. Solo attraverso questo calcolo, si saprà il destino del faccendiere.

Circa il 10 per cento, sarebbe stato restituito all’ex governatore Formigoni, attraverso “utilità”. Vacanze da sogno ai Caraibi, barche a disposizione in Liguria e Sardegna, contrinuti elettorali, e un conto aperto presso un ristorante superstellato nel centro di Milano, i benefici ottenuti dall’attuale presidente della Commissione Agricoltura dell’Ndc.

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