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Taglio del nastro per il nuovo data center Inail: “Ecco come si recupera efficienza”

Niente PA digitale senza data center efficienti e all’avanguardia. Partendo da questo assunto di base Inail ha battezzato oggi il nuovo data center e la service control room. Nuove strumentazioni che contribuiranno alla razionalizzazione delle infrastrutture IT e della PA per sostenere il processo di digitalizzazione in atto.

“L’innovazione va intesa anche in senso retrospettivo ma sempre con velocità. Dobbiamo avere attenzione per garantire servizi efficienti online agli utenti nelle diverse modalità – ha detto il presidente dell’Inail, Massimo De Felice – C’è urgenza di ridisegnare i processi del lavoro amministrativo e tecnico su base tecnologica perché bisogna garantire la qualità dei dati e l’accesso veloce alle informazioni, tramite un controllo continuo e indipendente dalla tecnostruttura: le tecniche di controllo non possono piu’ essere quelle della cultura burocratica tradizionale”.

Sul valore dei Big Data, De Felice ha osservato: “Non bisogna cedere alle mode perché il problema non è tecnico ma culturale. Si parla di Big Data come di una grande novità, ma sulle grandi mole di dati si lavora da decenni. La curiosità di applicazione a altri campi non deve vincere sull’effettiva utilità, perché abbiamo da soddisfare priorità diverse. L’esperienza degli open data dell’Inail – ha spiegato – può essere un utile riferimento. Grappoli di ‘open data’ potrebbero essere sfruttati per lo scambio efficiente di informazioni tra diverse amministrazioni”.

Ma la digitalizzazione non impatta solo sui processi ma anche sulla cultura IT. In questo senso diventa centrale puntare al ricambio generazionale che nel settore pubblico fa fatica ad imporsi. “L’età media dei tecnici della pubblica amministrazione è ben più alta di quella rilevata in altri settori, come quello bancario. Su questo andrebbe fatto un ragionamento a parte”.

Altro tema caldo riguarda la sicurezza informatica. Come evidenziato dall’Ad di Sogei, Cristiano Cannarsa si tratta di uno dei punti “più critici, le vulnerabilità delle amministrazioni sono enormi, i dati gestiti sono spesso riservati e possono essere sottratti in maniera fraudolenta”. In questo senso il nuovo data center dell’Inail rappresenta “”un enorme passo in avanti”. Le vulnerabilità del sistema di gestione di grandi masse di dati “sono il risultato di scarsa organizzazione e gestione delle infrastrutture troppo piccole e frammentate, ecco perché siamo di fronte a un grosso lavoro di riorganizzazione e ristrutturazione”, ha aggiunto Cannarsa. “La protezione dei dati sta diventando un elemento fondamentale, ecco perché in questo senso sollecito a fare degli investimenti in competenze”. Serve – a detta di Cannarsa – uno “standard setting” fra le varie amministrazioni, con l’idea di allineare quelle che hanno le performance più basse alle migliori in Italia.

Il dg dell’Agenzia per l’Italia digitale, Antonio Samaritani, ha invece focalizzato l’attenzione sulla eccessiva frammentazione dei server pubblici. “La situazione è grave – ha avvertito Samaritani – c’è un tema di sicurezza nazionale, visto che con 14 mila data center e oltre mille Ced non si può pensare di avere il controllo sulle nostre operazioni”.

“Il 31% dei data center è in locali più piccoli di 50 metri quadri, con queste dimensioni non li chiamerei neanche data center, ma soprattutto il 94% è utilizzato da una singola amministrazione, a mancare è la condivisione delle risorse”, ha detto Samaritani.

Ecco perché il data center di Inail va considerato come “un tassello operativo del programma di crescita digitale nazionale, non si tratta solo di un data center ma di un pezzo del percorso che stiamo costruendo”. Il Piano triennale di Agid, che sarà prsentato a breve, stabilisce infatti la strategia da seguire per andare verso un consolidamenti di grado di valorizzare i server più efficienti e identificare quelli che possono diventare dei veri e proprio “poli nazionali” per sicurezza e standard tecnologici.

Per quanto riguarda la sicurezza dei dati “o riduciamo la base d’attacco o avremo sempre un problema di sicurezza, sulle basi dati dobbiamo fare sia un lavoro allineato all’Europa, sia un lavoro di sicurezza progettato intorno alle basi dati più critiche”, ha concluso il dg.

Sulla necessità di consolidare è intervenuto anche Stefano Tomasini, direttore centrale per l’Organizzazione Digitale di Inail. “La trasformazione dell’infrastruttura IT e dei data center – ha detto Tomasini – è parte essenziale delle politiche di rinnovamento della PA. In questo contesto tecnologico di transizione e di aumento del volum,e di dati gestitu, serve una capacità elaborativa in grado di affrontare le nuove sfide”.

“Gli investimenti IT – ha sottolineato Tomasini – realizzati da Inail in questi anni sono serviti a creare le condizioni tecnologiche pe compiere con successo la nostra IT transformation e per sostenere l’aumento dei servizi offerti. Parte di questa capacità elaborativa potrà essere messa a disposizione della altre PA”.

A chiudere i lavori il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, secondo cui alla PA digitale serve una forte alleaza pubblico-privato. Bisogna, ha detto Baretta, “avviare un circuito in cui agli investimenti pubblici si possano intrecciare quelli privati. La PA deve guardare con amicizia il privato, elemento importantissimo per rilanciare la crescita economica. Purtroppo non siamo ancora arrivati a un punto in cui mettiamo la PA al centro del dibattito pubblico del Paese per costruire una strategia di rinnovamento del settore, inteso come bene pubblico del Paese”.

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