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Donne sempre più presenti sul lavoro. Ma il divario in busta paga supera 3mila euro

MILANO – Le opportunità economiche che s’incontrano nel corso della vita e la gratificazione per il proprio lavoro offerta in busta paga sono il terreno sul quale si amplia maggiormente il divario tra uomini e donne, in Italia. La busta paga parla chiaro: secondo i dati sui lavoratori dipendenti del privato raccolti dall’Osservatorio JobPricing, gli uomini mediamente percepiscono una retribuzione annua lorda (Ral) di 30.676 euro, mentre le donne si fermano a 27.228 euro. Un tasto dolente dell’ultima rilevazione è che rispetto al 2015, il Gender Gap retributivo è lievemente cresciuto: le retribuzioni degli uomini sono infatti salite dello 2,3%, mentre quelle delle donne soltanto dell’1,9%.

Il quadro generale. Lo studio che Jobpricing dedica alle retribuzioni delle donne fa propri i dati contenuti nel lavoro del World Economic Forum (WEF), che pubblica da una decina d’anni una delle rilevazioni più complete e puntuali sul tema: il Global Gender Gap Report. In questa classifica l’Italia si posiziona al 50esimo posto su 144 Paesi analizzati, con un indice di 0,725 (0 indica la totale disuguaglianza, 1 la totale uguaglianza tra i sessi): questo significa che l’Italia colma per il 72% circa le differenze di genere di qualsiasi tipo all’interno del proprio Paese.

CALCOLA SE IL TUO STIPENDIO E’ GIUSTO

Una forza in crescita. Nel Gender Gap report realizzato dall’Osservatorio JobPricing si sottolinea come il mercato del lavoro tricolore sia in evoluzione, in particolare con la maggiore partecipazione delle forze femminili: nel corso dell’ultimo decennio la presenza in rosa ha registrato un +9,2% di forze di lavoro, e un +6,5% per gli occupati, a fronte di un calo registrato dai maschi che hanno subito una discesa del tasso di occupazione di 4,3 punti.

Le differenze di reddito. La forbice di reddito tra maschi e femmine, di cui all’inizio, non è così ampia se paragonata con quanto accade nel resto d’Europa: i dati Eurostat mettono l’Italia al terzo posto su 30 Stati, con i principali vicini europei che hanno differenze ben sopra il 10 per cento. La media Ue relativa al Gender Salary Gap è del 16,7% (28 paesi, anno 2014), contro il 6,1% attribuito al Belpaese. Si tratta – è bene ricordare – di dati differenti rispetto all’analisi di JobPricing, che guarda al mondo privato e con contratti full-time. In questo caso, il divario sale infatti al 12,7% secondo l’ultima rilevazione.
Donne sempre più presenti sul lavoro. Ma il divario in busta paga supera 3mila euro
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Una piramide difficile da scalare. Se le buste paga sono in media più leggere è anche perché le donne nel nostro Paese hanno un peso inferiore nei livelli apicali delle organizzazioni: rappresentano solo il 40% degli occupati in posizioni da Dirigenti o Quadri (di cui il 28% isolando i Dirigenti, 44% selezionando i Quadri), mentre questo delta è ribaltato nella composizione degli Impiegati, dove le donne sono in maggioranza (57%). C’è anche in questo caso un miglioramento, ma lieve: dal 2004 al 2015 i Dirigenti donne sono passati dal 24% al 28%, i Quadri dal 39% al 44%.

I settori. Il report permette di scendere in profondità tra i settori economici, scoprendo che il Gender Salary Gap più elevato si trova nei servizi a persone e imprese e in quelli finanziari, mentre nel settore edilizio le donne guadagnano mediamente più degli uomini (ma sono presenti in scarsa misura). Il bilancino degli stipendi è quindi a favore degli uomini in ben 27 industry delle 35 che compongono il mercato. Ai primi posti si trovano settori relativi al Terziario, come le Banche e le Assicurazioni, le società di Consulenza e le Agenzie per il Lavoro, dove il Gender Gap retributivo si avvicina o supera il 20%.

05 marzo 2017
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Donne sempre più presenti sul lavoro. Ma il divario in busta paga supera 3mila euro
Artigiana al lavoro
MILANO – Le opportunità economiche che s’incontrano nel corso della vita e la gratificazione per il proprio lavoro offerta in busta paga sono il terreno sul quale si amplia maggiormente il divario tra uomini e donne, in Italia. La busta paga parla chiaro: secondo i dati sui lavoratori dipendenti del privato raccolti dall’Osservatorio JobPricing, gli uomini mediamente percepiscono una retribuzione annua lorda (Ral) di 30.676 euro, mentre le donne si fermano a 27.228 euro. Un tasto dolente dell’ultima rilevazione è che rispetto al 2015, il Gender Gap retributivo è lievemente cresciuto: le retribuzioni degli uomini sono infatti salite dello 2,3%, mentre quelle delle donne soltanto dell’1,9%.

Il quadro generale. Lo studio che Jobpricing dedica alle retribuzioni delle donne fa propri i dati contenuti nel lavoro del World Economic Forum (WEF), che pubblica da una decina d’anni una delle rilevazioni più complete e puntuali sul tema: il Global Gender Gap Report. In questa classifica l’Italia si posiziona al 50esimo posto su 144 Paesi analizzati, con un indice di 0,725 (0 indica la totale disuguaglianza, 1 la totale uguaglianza tra i sessi): questo significa che l’Italia colma per il 72% circa le differenze di genere di qualsiasi tipo all’interno del proprio Paese.

CALCOLA SE IL TUO STIPENDIO E’ GIUSTO

Una forza in crescita. Nel Gender Gap report realizzato dall’Osservatorio JobPricing si sottolinea come il mercato del lavoro tricolore sia in evoluzione, in particolare con la maggiore partecipazione delle forze femminili: nel corso dell’ultimo decennio la presenza in rosa ha registrato un +9,2% di forze di lavoro, e un +6,5% per gli occupati, a fronte di un calo registrato dai maschi che hanno subito una discesa del tasso di occupazione di 4,3 punti.

Le differenze di reddito. La forbice di reddito tra maschi e femmine, di cui all’inizio, non è così ampia se paragonata con quanto accade nel resto d’Europa: i dati Eurostat mettono l’Italia al terzo posto su 30 Stati, con i principali vicini europei che hanno differenze ben sopra il 10 per cento. La media Ue relativa al Gender Salary Gap è del 16,7% (28 paesi, anno 2014), contro il 6,1% attribuito al Belpaese. Si tratta – è bene ricordare – di dati differenti rispetto all’analisi di JobPricing, che guarda al mondo privato e con contratti full-time. In questo caso, il divario sale infatti al 12,7% secondo l’ultima rilevazione.
Donne sempre più presenti sul lavoro. Ma il divario in busta paga supera 3mila euro
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Una piramide difficile da scalare. Se le buste paga sono in media più leggere è anche perché le donne nel nostro Paese hanno un peso inferiore nei livelli apicali delle organizzazioni: rappresentano solo il 40% degli occupati in posizioni da Dirigenti o Quadri (di cui il 28% isolando i Dirigenti, 44% selezionando i Quadri), mentre questo delta è ribaltato nella composizione degli Impiegati, dove le donne sono in maggioranza (57%). C’è anche in questo caso un miglioramento, ma lieve: dal 2004 al 2015 i Dirigenti donne sono passati dal 24% al 28%, i Quadri dal 39% al 44%.

I settori. Il report permette di scendere in profondità tra i settori economici, scoprendo che il Gender Salary Gap più elevato si trova nei servizi a persone e imprese e in quelli finanziari, mentre nel settore edilizio le donne guadagnano mediamente più degli uomini (ma sono presenti in scarsa misura). Il bilancino degli stipendi è quindi a favore degli uomini in ben 27 industry delle 35 che compongono il mercato. Ai primi posti si trovano settori relativi al Terziario, come le Banche e le Assicurazioni, le società di Consulenza e le Agenzie per il Lavoro, dove il Gender Gap retributivo si avvicina o supera il 20%.

Con la laurea cresce l’amarezza. Più una donna studia, più dovrà prepararsi a ingoiare bocconi amari durante la vita lavorativa: gli uomini laureati guadagnano mediamente il 35,3% in più delle donne. Il dato porta ancora con sé la presenza dei “vecchi” laureati, che erano misura decisamente maggiore uomini e questo apre alla speranza che il livello retributivo delle donne possa salire, restringendo così il gap con gli uomini, solo nei prossimi anni, quando raggiungeranno con maggior frequenza quei ruoli che ora sono prevalentemente ricoperti da uomini.

Il lavoro non pagato. Un altro aspetto che caratterizza la disparità tra sessi è indagato dall’Ocse, scondo la quale le donne italiane dedicano in media al lavoro “non pagato”, ovvero quello per la cura dei figli, dei parenti e della casa oltre cinque ore al giorno: sono quarte nel lotto di Paesi dell’Organizzazione parigina. Che lancia anche un’accusa: il dato risente della scarsa collaborazione dei partner nel nostro Paese che, con appena 100 minuti al giorno in media, si piazzano al quarto posto tra i meno impegnati nelle attività di cura della famiglia. Nei Paesi sviluppati, le donne con un partner tra i 25 e i 44 anni (età nella quale l’impegno in casa è maggiore per la frequente presenza di figli piccoli) – spiega la ricerca – spendono in tutti i paesi Ocse più tempo per fare lavoro non pagato rispetto agli uomini anche a fronte delle stesse ore lavorate fuori casa. In Italia – secondo la ricerca – le donne lavorano in casa almeno il doppio degli uomini a prescindere dal loro impegno in un impiego pagato.

repubblica.it