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Corte dei conti, boom di frodi e corruzione in Sicilia: nel 2016 denunciate 500 persone

Soltanto nel 2016 la procura della Corte dei conti siciliana ha avviato 121 atti di citazione a giudizio nei confronti di 375 persone per un danno complessivo di 30 milioni di euro. Gli inviti a dedurre, una sorta di avvio delle indagini, sono stati ben 129 per un danno di 25 milioni di euro. Sono i numeri elencati nella relazione del procuratore regionale, Giuseppe Aloisio, e nella relazione della presidente della sezione giurisdizionale Luciana Savagnone, all’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile in Sicilia. Nella relazione Aloisio e la Savagnone fanno il punto sull’attività della procura, che si è concentrata su diversi comparti, da quello della gestione dei beni confiscati alla mafia alle frodi in agricoltura. E ne viene fuori un campionario delle ruberie di dipendenti pubblici, imprenditori e cittadini.

La corruzione e danno erariale
Il procuratore Aloisio sottolinea la difficoltà nel perseguire la corruzione in Italia: “Solo lo 0,62 per cento dei detenuti è in carcere per corruzione, contro l’11 per cento della Germania e il 3,1 della Spagna”, si legge nella relazione. “C’è un impianto anticorruzione che potrebbe avere una sua efficacia però manca, da parte dei responsabili anti corruzione, qualsiasi segnalazione aggiunge Aloisio – Ciò significa che rimangono dei fenomeni sommersi fin quando noi non li scopriamo attraverso segnalazioni della procura penale o anche da articoli di stampa”. Un problema, secondo il procuratore, legato anche alla “mancanza di effettività della sanzione. I dati della giurisdizione penale ci dicono che in Italia abbiamo solo 0.62% di reclusi per motivi di corruzione: un dato troppo basso”. Secondo Aloisio, “i responsabili anti corruzione dovrebbero essere sanzionati pesantemente e invece c’è stato un caso in cui la responsabile non solo non ha denunciato mai nessun caso ma si trova anche coinvolta in prima persona perché sfruttando la sua posizione ha beneficiato di provvidenze economiche. Insomma avrebbe dovuto autodenunciarsi”.

Il riferimento è alla dirigente regionale Luciana Giammanco: “Non è vero che non ho mai denunciato nesusno è comuqnue il mio compito è quello di far rispettare l’applicazione delle norme anticorruzione – dice la Giammanco – scriverò al procuratore Aloisio e gli spiegherò, inoltre, che non c’è alcun caso di conflitto d’interessi nè alcuna istruttoria aperta in tal senso nei miei confronti. Anzi, gli invierò la lettera che ho ricevuto dall’Anac che rigetta il sospetto di conflitto di interessi per il mio ruolo sollevato dal presidente della commissione Antimafia regionale Nello Musumeci”.
Nel 2016 per “vicende corruttive” sono state emesse 20 citazioni a giudizio, con una contestazione del danno pari a 3,3 milioni di euro. Tra questi, nove citazioni riguardano la pubblica amministrazione, ma tra queste c’è anche quella arrivata al magistrato Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione coinvolta in diverse indagini e che ha ricevuto anche una contestazione della procura della Corte dei conti per un presunto danno erariale di 40 mila euro per incarichi esterni. E, ancora, c’è la citazione di un funzionario economo dell’Ipab di Catania che ha sottratto risorse per 1 milione di euro, oppure la citazione al funzionario dell’Inps che ha erogato assegni familiari in maniera illecita.

L’assenteismo
Tanti i casi di assenteismo contestati dalla Corte dei conti, che ha aperto 25 istruttorie, da Acireale a Milazzo, passando per i Comuni di Villafrati, Furci Siculo, Pachino, Siracusa, Asp Ragusa e l’Ufficio regionale del garante dei detenuti per un totale di oltre 250 dipendenti pubblici coinvolti.

L’agromafia
Tra il 2015 e il 2016 la procura della Corte dei conti ha registrato un incremento dell’80 per cento delle frodi agricole, grazie a un’attività voluta fortemente dalla procura, con agricoltori che hanno ricevuto contributi comunitari ricorrendo a contratti di affitto inesistenti, oppure su terreni intestati a persone decedute. La Corte ha stimato und anno erariale di almeno 80 milioni di euro, in base alle istruttorie aperte.

Contributi illeciti
Per contributi pubblici erogati in maniera illecita, ben 22 milioni di euro sono stati contestati per progetti di formazione a Italia Lavoro, la spa partecipata dalla Regione. Sul tavolo della Procura sono arrivati ben 800 denunce di cittadini su presunti illeciti. Luciana Savagnone,presidente della sezione giurisdizionale, a margine dell’ inaugurazione dell’ anno giudiziario, ha detto: “Si verificano casi di fondi comunitari assegnati in maniera strana. Qualcosa che non funziona nel sistema c è. Questi contributi sono stati assegnati e riscossi senza controllo da parte di tanti soggetti che si occupano dell’erogazione dei soldi. Siamo davanti ad fenomeno vasto: proprietari che dichiarano terreni di persone che invece risultano defunte. Non c è un monitoraggio, un controllo, occorre coinvolgere nei giudizi di responsabilità non solo gli enti concessori ma i soggetti intermedi che sono quelli che sbrigano le pratiche. Questo vale sia per i contributi agricoli che per i Por, dove le banche fanno da intermediari. Le banche dovrebbero ad ogni tranche di contributo erogato controllare su quello che si è fatto con la prima rata. È indispensabile agire su questo fronte, ma l’ amministrazione è inerte”.

Errori medici e appalti sanitari
La procura ha avviato 52 istruttorie per errori medici e avviato già quattro citazioni a giudizio per un danno di 2 milioni di euro. Sul fronte appalti, contestato un danno da 12 milioni di euro per una gara dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

Gettonopoli in Comuni ed ex Province
“Anche lo scorso anno un crescente numero di cittadini, con oltre 800 esposti, ha manifestato un profondo disagio, denunciando in prevalenza l’eccessivo livello delle spese di apparato, non correlato a un miglioramento dei servizi per la collettività. Il contesto degli abusi e degli sprechi perpetrati in taluni ambiti istituzionali, che con suggestivo termine giornalistico sono definiti ‘costi della politica’, propone un tema assai delicato non soltanto sotto l’aspetto economico, ma anche sotto il profilo della credibilità delle istituzioni: l’accentuato distacco che si è determinato tra cittadini e classe politica”. Eè il duro atto d’accusa contro gli sprechi e la perdita di credibilità della politica e delle istituzioni siciliane, pronunciata nella sua relazione dal procuratore Aloisio. “E sebbene – avverte – sia ingiustificato, oltre che pericoloso, operare facili equazioni che producono soltanto la delegittimazione della politica e di tutti i suoi rappresentanti”, è evidente una crescente insofferenza.

Abusivismo e Cara di Mineo
La procura della Corte dei conti ha acceso poi i riflettori sulla gestione del Cara di Mineo e anche sul tema dell’abusivismo “che ha confermato la persistenza di situazioni di diffusa illegalità. Soltanto la polizia municipale di Palermo ha denunciato 600 casi di illeciti in materia edilizia. Un “intreccio inquietante di interessi fra privati e istituzioni locali” nella gestione dei migranti in Sicilia. Ad evidenziarlo è il procuratore Aloisio. Numerose le istruttorie ancora in corso riguardanti la gestione dei Cara, “quello di Mineo per esempio, ma anche relative all’assistenza ai minori stranieri non accompagnati dove – evidenzia Aloisio – c’è una gestione che canalizza i soldi verso altre spese e non a favore di questi ragazzi”

Partecipate pubbliche
“E’ particolarmente grave il fenomeno delle società partecipate in Sicilia”, afferma Aloisio, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Nel 2016 – dice – la procura contabile ha avviato 13 istruttorie sulle irregolarità gestionali riscontrate in società a partecipazione pubblica della Regione e degli enti locali. È’ emerso che le risorse pubbliche risultano impiegate per il reclutamento di personale in violazione dei divieti di assunzione e di ogni obbligo di evidenza pubblica. “Incidono pesantemente – ha aggiunto il procuratore – i contenziosi instaurati dai terzi nei confronti delle società e i costi per consulenze e incarichi conferiti dagli amministratori di queste società.
Un caso emblematico costituisce la Sicilia Immobiliare Spa dove le consulenze hanno superato fino a 12 volte l’importo delle retribuzioni dei dipendenti”. Note di merito invece sono andate alle sei partecipate del comune di Palermo riportare al modello in house: Amat, Amap, Rap, Sispi, Amg e Reset. “Per queste società ha detto Aloisio – la Corte ha riscontrato un sufficiente indice di patrimonializzazione e di contenimento di costi”.

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