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Donne: sono più brave dei maschi, ma penalizzate sul lavoro

I dati parlano chiaro: le bambine e le ragazze italiane sono più brave a scuola dei loro colleghi maschi, continuano a riportare risultati più brillanti di loro durante tutto il corso di studi, di qualsiasi disciplina si tratti, ma quando arrivano sul mercato del lavoro non c’è niente da fare: gli uomini sono sempre avanti a loro sia dal punto di vista occupazionale e contrattuale, anche e soprattutto in termini retributivi.

Sono numerosi gli studi che sottolineano questo divario ancora presente tra i due sessi: l’ultimo in termini di tempo è quello realizzato da AlmaDiploma e AlmaLaurea in occasione della Giornata della Donna 2017. La lettura dei dati conferma un differenziale a favore dei maschi che non diminuisce con il passare del tempo e permane anche nei casi in cui le donne intraprendono percorsi disciplinari che offrono maggiori chance occupazionali o dove sono storicamente più presenti.

Il Rapporto 2016 sul Profilo dei diplomati conferma che, nel campo della formazione, le ragazze se la cavano meglio dei giovanotti fin dalla scuola media inferiore, che concludono portando a casa un voto d’esame molto spesso più brillante di quello ottenuto dai maschi. ottiene votazioni di almeno 9 su 10 Il 38% delle ragazze contro il 29% dei ragazzi. Sui banchi delle superiori, che si tratti di un liceo o di un istituto tecnico o professionale, le femmine continuano a raggiungere ottimi risultati. Stesso discorso vale per il cammino universitario: il Rapporto 2016 sul Profilo dei laureati conferma che quasi sempre le donne continuano ad avere performance più brillanti rispetto ai loro colleghi uomini, sia in termini di votazioni che di regolarità negli studi. Tra i laureati del 2015 le femmine sono numericamente superiori ai maschi (60% del totale dei laureati); sono anche numericamente superiori nella quota di quanti si laureano in corso, (48% contro il 44% degli uomini) e hanno voti di laurea mediamente più brillanti: per i maschi il voto medio finale è pari a 101,1 su 110, mentre per le femmine è di 103, 2.

La musica cambia quanto si lasciano i banchi di scuola e si entra nel mercato del lavoro. Il Rapporto 2016 sulla condizione occupazionale dei laureati registra ancora una volta significative e persistenti disuguaglianze di genere. Tra i laureati magistrali, a cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di genere sono pari a 10 punti percentuali: lavorano 80 donne e 90 uomini su cento. E a un quinquennio dalla laurea il lavoro stabile è ancora di più una prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, il 78% degli occupati e il 67% delle occupate. In particolare, ha un contratto a tempo indeterminato il 48% delle donne rispetto al 58% degli uomini.

Stesso discorso per quanto riguarda la busta paga: tra i laureati magistrali che a 5 anni dalla laurea lavorano a tempo pieno si registra un differenziale pari al 20% a favore dei maschi: 1.624 euro contro 1.354 euro delle colleghe. Le cose vanno ancora peggio se la lavoratrice ha dei figli: in questo caso il differenziale occupazionale a cinque anni dalla laurea sale addirittura a 28 punti percentuali. Tra quanti hanno figli e al netto di quanti non lavoravano alla laurea, il tasso di occupazione è pari all’88% tra gli uomini, contro il 60% delle laureate. Anche nel confronto tra le laureate donne, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo lavora il 79% delle laureate senza prole e il 60% di quelle con figli (un differenziale di 19 punti percentuali). Tra i laureati con figli il differenziale retributivo sale al 32%, sempre a favore degli uomini.

E anche nel percorso formativo linguistico, l’unico in cui le donne hanno la meglio dal punto di vista occupazionale rispetto ai loro colleghi, (lavora l’86% delle femmine contro il 79% dei maschi), se il livello di stabilità è lo stesso tra i due sessi, le retribuzioni continuano ad essere di gran lunga a favore dei maschi (1.453 euro contro 1.331).

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