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Processo Maugeri a Torino, dopo le condanna in primo grado scatta la prescrizione in appello per gli imputati

Un anno fa erano stati dichiarati colpevoli e condannati. Ora la prescrizione li ha salvati. La Corte d’appello di Torino ha dichiarato che non si deve più procedere contro Umberto Maugeri, l’ex presidente della Fondazione Salvatore Maugeri, Costantino Passerino, ex direttore amministrativo, e Giorgio Grando, ex consulente della Regione Piemonte. Secondo l’accusa e i giudici di primo grado i due manager della sanità privata avevano pagato una tangente al terzo uomo affinché riuscisse a far accreditare una loro struttura a Torino come presidio pubblico.

La vicenda risale al periodo tra 2007 e 2008, ma è emersa soltanto nel 2012 ed è arrivata nelle aule del Palazzo di giustizia di Torino qualche anno dopo. A raccontarla nel 2012 è stato lo stesso Passerino sentito dai magistrati della procura di Milano impegnati nel corso dell’inchiesta sulle tangenti della fondazione di Pavia destinate all’allora presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. L’obiettivo di Maugeri era accreditare le strutture per ottenere rimborsi dall’amministrazione pubblica. Ai pm l’ex direttore amministrativo aveva spiegato che un’operazione simile era stata effettuata anche in Piemonte: “Tra il 2007 e il 2008 era nostro interesse ottenere il riconoscimento della nostra struttura a Torino quale presidio pubblico”, ha premesso.

Si trattava della casa di cura Major. Per tale ragione lui e Maugeri si erano rivolti a Grando, a lungo dirigente della sanità pubblica a Novara, diventato poi consulente per la giunta regionale di Mercedes Bresso: “Abbiamo chiesto a lui un aiuto per l’istruttoria e il favorevole esito della pratica. Fu Grando a chiederci di eseguire il pagamento, estero su estero, che venne disposto solo quando fu completata con successo la pratica”. Dopo quelle dichiarazioni i militari della Guardia di finanza hanno svolto delle verifiche e, dopo una rogatoria in Svizzera, hanno scoperto il passaggio di 150mila euro dalla Fondazione al consulente tramite la Ramsete LLc – società di New York amministrata da Passerino e alimentata con fondi usciti dalla fondazione – da cui era partito l’ordine di un bonifico di 150 mila euro da un conto svizzero verso un altro conto intestato a Grando. Quella era – per l’accusa – la “retribuzione di atti contrari ai doveri d’ufficio, avendo lo stesso Grando interferito ed esercitato la sua influenza, anche con atti formali, a che la clinica Major fosse accreditata come presidio”.

Il 26 gennaio 2016 il tribunale torinese ha condannato Maugeri e Grando a tre anni e otto mesi e Passerino a due anni e nove. Nonostante poi la corte d’appello abbia fissato in fretta le udienze per il secondo grado, lo scorso 2 febbraio il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi ha dovuto prendere atto della prescrizione dei reati. Oggi i giudici hanno decretato il non doversi procedere confermando soltanto una piccola parte delle confische e i risarcimenti per la Regione Piemonte, parte civile, da stabilire in sede civile. Nell’ambito del processo milanese Maugeri ha patteggiato una condanna a il 18 novembre 2015, mentre Passerino è stato condannato a sette anni di carcere nel procedimento che vedeva imputato l’ex governatore lombardo Formigoni, condannato a sei anni in primo grado.

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