Federazione Sindacati Indipendenti

“Assunzioni bloccate e orari meno flessibili, senza interventi la sanità rischia di andare in tilt”

Questa volta niente medici che appendono anzitempo il camice per andare a giocare a tennis. E nemmeno quel dottore e un infermiere su quattro che si fanno dichiarare “inidonei” a svolgere le mansioni per le quali sono stati assunti. A spiccare e fare sicuramente più bella figura per una volta è l’altra faccia del pianeta furbetti. Quella assai più popolosa di chi in questi due anni si è rimboccato le maniche ed è riuscito a fare il miracolo di non far subire ai cittadini allungamenti delle liste d’attesa e tagli dei servizi, nonostante il nuovo orario di lavoro europeo, che ha giustamente vietato turni massacranti e riposi troppo brevi.

Un diritto sacrosanto, non facile da conciliare però con blocchi delle assunzioni e una popolazione di medici e infermieri sempre più con i capelli bianchi. Insomma, si è dovuto lavorare di più, concentrando la gran mole di attività (oltre un miliardo di prestazioni l’anno) in minor tempo. Ma che in pochi si siano tirati indietro lo dice il fatto che nel 90% di Asl e Ospedali non si è avuto alcun aumento delle assenze per malattia.

A raccontare la sanità che ce la mette tutta è un’indagine della Fiaso, la Federazione di Asl e Ospedali, che ha valutato l’impatto della normativa europea su turni di lavoro e riposi nell’arcipelago sanità. Ma la stessa Federazione lancia l’allarme: “siamo al limite, senza più flessibilità sull’orario e nuove assunzioni il sistema sanitario rischia di andare in tilt”. “Senza un intervento organico sul fronte normativo e contrattuale, che in sei mesi affronti e sciolga i nodi del personale dell’Ssn non reggeremo”, dichiara a chiare lettere il Presidente della Fiaso, Francesco Ripa di Meana.

Che dalla tenuta al crollo il passo sia breve lo dicono i numeri della ricerca. Senza interventi decisi quel 40% di “criticità trascurabili” su allungamento delle liste d’attesa ed erogazione dei servizi rischiano infatti di scivolare verso l’area di quelle “problematiche significative”, oggi rilevate appena nell’1-2% dei casi. Del resto, rileva sempre l’indagine, già oggi qualche scricchiolio sinistro si è sentito nel funzionamento di cose importanti, come le sale operatorie, i servizi di emergenza-urgenza o le terapie intensive e sub intensive.

Anche il personale ha dovuto fare sacrifici, in oltre la metà delle Aziende sanitarie si sono fatti i salti mortali per garantire le 11 ore di riposo giornaliere richieste dall’Europa, che in sanità significano medici e infermieri meno stanchi e quindi meno propensi a commettere errori, che poi paghiamo sulla nostra pelle.

E poi spesso sono andate a farsi benedire cose come la formazione, i gruppi di lavoro, gli incontri di servizio, che servono a far capire quel che va e non va in reparto. Anche i manager si sono sacrificati, perché il 70% ha lavorato senza guardare l’orologio. Una situazione di stress che Asl e Ospedali hanno fronteggiato cambiando modi e tempi di lavoro, con innovazioni organizzative che la Fiaso diffonderà ora tra le Aziende. Ma a questo punto, dicono i manager della sanità, serve altro.

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