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Voucher: cosa cambia col testo unico per imprese e lavoratori? La guida alle nuove regole in 10 punti

Continua la telenovela sui voucher che ha come unico obiettivo quello di riuscire ad evitare il referendum proposto dalla CGIL che, in mancanza di modifiche all’attuale normativa, dovrebbe tenersi il prossimo giugno.

Una consultazione che il Governo proverà a scongiurare attraverso il testo base approvato il 9 marzo dal comitato ristretto e che martedì approderà in Commissione Lavoro della Camera. Il testo prevede cambiamenti importanti riguardanti non solo il tetto di utilizzo per le famiglie e per le imprese, ma anche il valore nominale del buono lavoro e le tipologie di attività che potranno essere retribuite tramite i voucher.

Mentre si lavora alle modifiche, un occhio continuerà a rimanere sui dati, nel mese di gennaio sono stati venduti 8,9 milioni di ticket dal valore nominale di 10 euro , un livello analogo a quello registrato nel mese di gennaio del 2016, con un lieve rialzo del 3,9%. Secondo l’INPS “la forte flessione nella crescita, sempre più marcata a partire da ottobre 2016, può riflettere anche gli effetti del decreto legislativo con cui sono stati introdotti obblighi di comunicazione preventiva in merito all’orario di svolgimento della prestazione lavorativa”.

I maggiori controlli e la tracciabilità stanno dunque funzionando, ma non basta. Dopo il record registrato nei mesi compresi tra gennaio e ottobre del 2016, quando sarebbero stati venduti 121,5 milioni di buoni (+32% rispetto allo stesso periodo del 2015) serve di più.

Questo “di più” dovrebbe esserci nel testo unificato che ieri ha ricevuto l’ok del comitato, un provvedimento “che può essere ancora modificato”, come sottolineato dalla sua relatrice Patrizia Maestri, che interviene in particolare sugli articoli 48, 49, 60 del decreto legislativo n.81 del 15 giugno 2015, vale a dire quelli che definiscono rispettivamente il campo di applicazione e il coordinamento informativo ai fini previdenziali.

Ma come cambiano i voucher in base alla proposta applicata ieri? Ecco le regole che potrebbero entrare in vigore nei prossimi mesi.

VOUCHER: COSA SONO?

I voucher nascono nel 2003. Il fine è identico a quello che perseguono attualmente, vale a dire ampliare le maglie legislative consentendo di remunerare in maniera legale lavori svolti in maniera occasionale che fino a quel momento venivano pagati in nero.

Il loro funzionamento è semplice: il datore di lavoro compra il buono e poi lo dà al lavoratore impiegato occasionalmente. Il costo ad oggi è di 10 euro, ma il lavoratore ne riceve 7,5, mentre l’importo restante (2,5 euro) va a INAIL e INPS per la copertura assicurativa e contributiva.

Inizialmente il loro utilizzo era regolato da paletti molto stringenti. Potevano essere usati solo per pagare coloro che erano disoccupati da oltre un anno, pensionati o studenti che lavoravano occasionalmente in determinati settori. Oggi il raggio d’azione si è allargato grazie alle liberalizzazioni introdotte nel 2009-2010 prima (Governo Berlusconi) nel 2012 poi (Governo Monti) e infine tramite il Jobs Act che ha alzato la soglia massima annuale da 5mila a 7mila euro per lavoratore.

Questi buoni lavoro possono essere utilizzati oggi per remunerare tutte tipologie di lavoratori impegnati nelle attività produttive. Unico paletto: il lavoro deve essere accessorio e saltuario. Inoltre, i 7mila euro netti annui percepiti dal singolo soggetto devono pervenire da diversi committenti. La soglia massima per singolo committente è stata fissata a 2mila euro annui. Per i pensionati il limite massimo nei 12 mesi scende da 7mila a 2mila euro, mentre coloro che percepiscono altre forme di sostegno al reddito non possono superare i 3mila euro. Queste le regole generali.

VOUCHER: PER COSA SI POTRANNO UTILIZZARE E CHI PUò FARLO

Rientrano nella definizione di “lavoro accessorio” tutte le attività lavorative di natura occasionale rese dal lavoratore in favore di committenti non imprenditori o professionisti. L’ambito di applicazione della normativa si riferisce in particolare a:

piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l’assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
insegnamento privato supplementare;
piccoli lavori di giardinaggio, nonché di pulizia e manutenzione
realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli, organizzati da soggetti non aventi finalità di lucro;
collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà;
esecuzione di piccoli lavori in agricoltura.
VOUCHER: I PALETTI PER LE IMPRESE

Se la prestazione di lavoro accessorio viene effettuata per imprenditori o professionisti invece è obbligatorio che questi ultimi non abbiano già alle proprie dipendenze alcun lavoratore, a prescindere dalla forma contrattuale con la quale essi vengono inquadrati. Esclusi dal raggio d’azione dei voucher dunque, le imprese da un dipendente in su.

VOUCHER: LE REGOLE PER L’AGRICOLTURA

Viene invece confermato l’utilizzo dei buoni lavoro in agricoltura, a condizione che le attività di carattere stagionale siano effettuate da pensionati o da giovani di età inferiore ai 25 anni che però devono essere regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso un Istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, o all’Università.

VOUCHER: COSA CAMBIA PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Dopo le recenti polemiche relative all’utilizzo dei voucher da parte di enti pubblici, comuni e pubblica amministrazione in generale viene stabilito che le amministrazioni pubbliche non potranno più ricorrere all’uso di prestazioni di lavoro accessorio a meno che, come detto in precedenza, non si tratti di una collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato che abbia come fine lo lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà.

VOUCHER: CHI PUÒ ESSERE PAGATO CON I BUONI LAVORO

In base a quanto previsto dal testo unico, potranno essere retribuiti con i ticket lavoro solo le seguenti categorie:

disoccupati,
pensionati
giovani con meno di 25 anni iscritti ad un ciclo scolastico o all’Università,
disabili
soggetti in comunità di recupero,
extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno privi di lavoro da oltre sei mesi.
Per poter usufruire dei voucher però questi soggetti dovranno comunicare ai centri per l’impiego la loro disponibilità a svolgere prestazioni di lavoro accessorio. La loro condizione sarà certificata da una tessera magnetica che riceveranno (a proprie spese).

VOUCHER: LE SOGLIE MASSIME ANNUE E PER COMMITTENTE

Cambia il limite massimo annuo complessivo che lavoratori, famiglie e imprese senza dipendenti dovranno rispettare per poter utilizzare i voucher.

Per quanto riguarda il singolo lavoratore che svolge prestazioni di lavoro occasionale venendo pagato in voucher, in base alle modifiche stabilite, il tetto massimo complessivo di compenso percepito tramite i buoni lavoro non potrà superare i 5.000 euro l’anno. Rispetto ad oggi, il limite scende dunque di 2.000 euro. Rimane invece inalterato il tetto massimo stabilito per ciascun committente, pari a 2.000 euro.

Per quanto riguarda invece le famiglie e le imprese senza dipendenti che decidono di pagare un lavoratore con i ticket non si potranno superare i 3.000 euro l’anno.

VOUCHER: CAMBIA IL VALORE

Un altro cambiamento importante introdotto dal testo unico approvato il 9 marzo dal comitato ristretto riguarda il valore nominale dei voucher (l’importo ndr.) cambia in base al committente:

10 euro per le famiglie (committenti non imprenditori o professionisti)
15 euro per gli imprenditori e i professionisti,
15 euro nel settore agricolo.
VOUCHER: I CONTROLLI PER I COMMITTENTI

I committenti non imprenditori o professionisti (le famiglie) potranno acquistare i buoni lavoro presso le rivendite autorizzate o con modalità telematiche.

Gli imprenditori e i professionisti potranno invece comprare i voucher solo tramite via telematica. In questo caso, in base a quanto previsto dal provvedimento, si acquisteranno “uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio”.

Confermate le regole sulla tracciabilità: imprenditori e professionisti che utilizzano i ticket dovranno comunicare, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, alla sede territoriale competente dell’ispettorato nazionale del lavoro , i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, indicando anche il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione, con riferimento ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi.

“I committenti imprenditori agricoli – precisa il decreto – sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni”.

VOUCHER: LE MULTE e L’OBBLIGO DI ASSUNZIONE

I committenti che omettono di comunicare la prestazione saranno soggetti ad una multa compresa tra i 400 euro a 2.400 euro per ciascun lavoratore.

In caso di utilizzo improprio dei voucher invece, la sanzione sale dai 600 ai 3.600 euro. Inoltre: “nei casi in cui venga accertato l’improprio utilizzo del buono lavoro, ferme restando le conseguenze penalmente rilevanti in caso di false dichiarazioni, il superamento dei limiti quantitativi e qualitativi di utilizzo di tali forme di lavoro determina la trasformazione del rapporto in un rapporto di lavoro di natura subordinata a tempo indeterminato, qualora le prestazioni rese risultino funzionali all’attività di impresa o professionale”.

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