Federazione Sindacati Indipendenti

Milano, protesi in cambio di mazzette: arrestato medico

Norberto Confalonieri, medico responsabile di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Gaetano Pini di Milano è stato arrestato e posto ai domiciliari per corruzione e turbativa d’asta dal Nucleo di Polizia tributaria della Gdf. Secondo l’accusa, avrebbe sponsorizzato l’acquisto di protesi e in cambio avrebbe ottenuto soldi e inviti a convegni e programmi tv per i suoi rapporti con dipendenti delle aziende del settore.

Nell’indagine risultano coinvolti anche alcuni distributori e agenti di commercio delle multinazionali farmaceutiche B. Braun e Johnson & Johnson. In particolare, su richiesta dei pm, il gip ha emesso alcune misure interdittive, tra cui quelle nei confronti di quattro dipendenti delle due aziende e di Luigi Ortaglio, responsabile del provveditorato dell’ospedale di Sesto San Giovanni: per lui, sospeso dall’esercizio della pubblica funzione per un anno, l’accusa è di turbativa d’asta. Per i quattro dipendenti, accusati di corruzione e turbativa, c’è la misura del “divieto temporaneo di esercitare le rispettive attività professionali e imprenditoriali, nonché ogni altro ufficio direttivo delle persone giuridiche delle imprese”.

Le stesse due società risultano indagate, ai sensi della legge 231, sulla responsabilità amministrativa di imprese per reati commessi dai propri dipendenti. Le misure interdittive riguardano Natalia Barberis e Stefania Feroleto, agente di commercio e dipendente della ‘DePuy Orthopeadics” in Johnson & Johnson Medical Spa, e Fabio Barzaghi e Sabrina Consonni, rispettivamente agente distributore e dipendente della B Braun & Braun.

I magistrati milanesi ritengono che il medico sponsorizzasse infatti proprio l’acquisto di protesi prodotte dalle due multinazionali in cambio di denaro, inviti a programmi tv, convegni prestigiosi e anche benefit economicamente rilevanti pure per i suoi familiari.

Indagini anche su danni fisici ai pazienti – Sono “in corso ulteriori attività investigative al fine di definire eventuali responsabilità del chirurgo in relazione a taluni interventi conclusi con danni fisici per i pazienti”, scrive inoltre il procuratore di Milano Francesco Greco in un comunicato in relazione all’inchiesta.

La nota del procuratore precisa che Confalonieri sarebbe stato “al centro di una ramificata e consolidata rete di relazioni corruttive”. Il medico, scrive la Procura, “in situazione di conflitto d’interessi e in violazione dei propri doveri di ufficio, in un arco temporale tra il 2012 e il 2015, ha costantemente asservito la sua funzione agli interessi delle società fornitrici Johnson & Johnson e B. Braun”.

“Rotto femore anziana per allenarmi” – “L’ho rotto gli ho fatto la via d’accesso bikini (…) per allenarmi (…) oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no!”. Così in una intercettazione Confalonieri parlava di aver “provocato la rottura di un femore ad una paziente 78enne operata” nel pubblico, come si legge nell’ordinanza, “a suo dire per allenarsi con la tecnica d’accesso anteriore ‘bikini'” in vista di un “intervento privato”.

E ancora, sempre nella stessa intercettazione: “Invece dei punti le ho messo una cerniera, così la apro più facile”. La donna era stata operata privatamente alla clinica San Camillo, ma il medico le aveva rotto un femore durante l’intervento e deciso poi di farla ricoverare al Pini per poterla rioperare “con la mutua”.

Un paziente disperato: “Indebitato per l’operazione, mi suicido” – Il 10 aprile del 2016 un paziente operato da Confalonieri “mesi dopo le complicanze sofferte” si rivolge di nuovo al medico con toni disperati e in una telefonata, intercettata dagli inquirenti, dice: “Per evitare di aspettare nove mesi, perché altrimenti l’infezione sarebbe andata avanti, ho dovuto pagare di tasca mia. Sono senza lavoro, senza casa, con 35mila euro di debiti, io mi suicido”. E Confalonieri: “Mi scusi, bastava che lei venisse da me e glielo facevo con la mutua”.

Il gip di Milano è convinto che “le conseguenze negative dell’intervento apparivano prevedibili già a priori, alla luce del quadro clinico del paziente particolarmente sfavorevole”. Emblematica la situazione che emerge dalle intercettazioni telefoniche dei mesi immediatamente precedenti. Già nel novembre 2015 la moglie del paziente rimprovera Confalonieri di aver valutato “superficialmente” il caso di suo marito, scegliendo di impiantargli una protesi nonostante la presenza di una situazione clinica negativa. “Un’altra protesi non era possibile metterla?”, chiede la donna. “Secondo me no – risponde l’ortopedico – è un osso troppo fragile”. Obietta la moglie: “Allora non andava messa neanche prima no!”. E lui, ridendo: “Lei è un bel tipo. Abbiamo tentato, gliel’ho già detto, abbiamo tentato”. E la donna: “Ah, bella cosa… bella cosa… Mi han detto che ne ho per un anno”.

E ancora, in un sms intercettato il 23 dicembre 2015, poco prima di Natale: “Grazie per non aver valutato con attenzione il caso di mio marito. Ora siamo veramente in difficoltà in tutti i sensi. Grazie”.

tgcom24.mediaset.it