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Sanità, l’arresto del primario star delle protesi: da Lady dentiera all’ultimo scandalo, l’affare delle forniture

Il chirurgo e il middleman, il mediatore. Il primo, luminare che insieme con altri ha introdotto nell’ortopedia italiana la robotica chirurgica: da ieri è ai domiciliari, indagato per lesioni, corruzione e turbativa d’asta. Il secondo, un dirigente il cui nome è passato, finora, indenne da altre inchieste, tra cui quella Smile, sul sistema della “zarina” delle dentiere, Maria Paola Canegrati: ora è indagato per turbativa d’asta, e per lui è stata disposta una misura interdittiva con la sospensione per un anno dalla pubblica funzione. Norberto Confalonieri, 64 anni, e Luigi Ortaglio, classe 1968, sono i due personaggi che lavorano negli ospedali pubblici lombardi – il Cto per il primo e l’ospedale di Sesto per il secondo – da ieri al centro della nuova inchiesta sulla sanità lombarda. L’ennesima, dopo quella che nel 2015 ha travolto l’allora braccio destro del governatore Roberto Maroni, Fabio Rizzi.

E proprio l’azienda ospedaliera al centro della vicenda Canegrati, ritorna nelle carte della nuova indagine della procura. Già, perché i fatti contestati a Confalonieri e Ortaglio sono tutti concentrati tra il 2012 e il 2015. Quando, cioè, il Cto dove il chirurgo lavora dalla fine degli anni Settanta, non era ancora fuso con l’ortopedico Pini. Ma faceva ancora parte degli Icp, gli Istituti clinici di perfezionamento, azienda che oggi non esiste più. Ma che all’epoca riuniva appunto il Cto, l’ospedale di Sesto e il Buzzi (oggi sotto il Fatebenefratelli, guidato dal manager Alessandro Visconti che degli Icp è stato, a lungo, il numero uno), e che ha fatto da sfondo a tutta la parabola di Rizzi e “Lady dentiera”.

Ecco che allora si spiega il legame tra Ortaglio, il middleman che all’epoca era responsabile di tutti gli acquisti per gli Icp, e Confalonieri, star dell’ortopedia, ospite di programmi e convegni in virtù, secondo l’accusa, anche dei favori fatti alla multinazionale Johnson & Johnson. Non è un caso, quindi, che il nome di Ortaglio sia presente non solo nelle carte di questa inchiesta. Ma anche in quelle sull’impero targato Canegrati, e prima ancora in quelle dell’indagine Kaleidos, del 2013, su una presunta corruzione nel noleggio auto. In entrambi i casi, il dirigente non è risultato indagato, e ne è uscito – più o meno – indenne, tanto che ha continuato ad avanzare nella sua carriera. Al contrario, invece, di questa volta: secondo i pm, avrebbe modificato i bandi di gara per venire incontro alle richieste sia delle multinazionali Johnson & Johnson e B. Braun, sia del chirurgo star. E, per questo, per i prossimi dodici mesi al suo ufficio non potrà avvicinarsi.

Certo, la posizione del dirigente ospedaliero, al momento, sembrerebbe meno grave rispetto a quella di Confalonieri, vero principe dell’inchiesta partita un anno e mezzo fa. Amante delle belle auto e delle cene gourmet, membro del Rotary e nel cda della coperativa “Lavori in corso” di Desio, tra il 2012 e la fine del 2015 il primario ha incassato, dalle cliniche private per le quali lavorava in “extramoenia”, pagato privatamente a partita Iva, 302mila euro. Una cifra notevole, la maggior parte versata per il suo operato nelle strutture della Fondazione Opera San Camillo.

Sempre con un foulard di seta al collo, ma allergico alla cravatta, Confalonieri negli anni ha collezionato comparsate televisive, docenze e convegni. Sul suo sito – quello che avrebbe attirato molti dei pazienti da lui operati, e le cui cartelle cliniche ora sono al vaglio degli inquirenti – sottolinea che ogni giorno “in ospedale prende servizio alle ore 7” e che “esegue interventi chirurgici tutti i giorni”. Al ritmo di duemila prestazioni l’anno nell’ambulatorio dedicato ad anca e ginocchio di cui “si occupa da sempre”. E di 500 operazioni l’anno fatte “in prima
persona”.

Un recordman, insomma. Perlomeno, a leggerne l’auto-presentazione. “Un egocentrico”, secondo alcuni dei colleghi ascoltati dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta. Quel che è certo è che, ora, dovrà rispondere anche dell’accusa di lesioni. Lui che, dal 2006, online si presenta anche come presidente della sezione lombarda di “Amami”. Ovvero, l’Associazione medici accusati ingiustamente di malpractice.

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