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Istruzioni per il 730: 10 cose che non avevi pensato di detrarre dalle tasse

Capire cosa si può scaricare dalle tasse e cosa no nel nostro Paese è diventata un’arte, anche perché siamo uno degli Stati con il carico fiscale maggiore. E in questo periodo di compilazione di 730 c’è una specie di caccia al tesoro per scoprire anche le cose più strane e impensabili da dedurre. Tanto che c’è chi si presenta come escapologo fiscale: «Ho coniato questo neologismo ispirandomi a Houdini, l’illusionista statunitense», racconta Gianluca Massini Rosati, «L’escapologo si libera dai lucchetti senza farsi male, io ho legato questo concetto al fisco italiano e aiuto gli imprenditori a liberarsi dalle catene del fisco senza romperle».

Rosati come prima cosa spinge gli imprenditori a studiare, a prepararsi: «L’ignoranza dei professionisti in questo campo è incredibile, delegano ad occhi chiusi ad un professionista tutto, invece se fossero un minimo preparati sicuramente pagherebbero meno tasse e potrebbero parlare da pari a pari con il commercialista» continua.

Ma quali sono le cose più “strane”, quelle che non ti aspetti, e che invece puoi scaricare dalle tasse? «La logica è il principio di inerenza sulla quale si muove il sistema fiscale in tutto il mondo. Se come lavoro faccio la ballerina di pole dance e acquisto il palo, posso scaricare anche quello. Oppure il parrucchiere o gli abiti di scena se lavoro nell’intrattenimento. Il caso della sentenza di Belén dell’anno scorso rientra in questo campo: le avevano contestato di aver dedotto al 50% gli abiti di scena, ma lei fa la show girl, quindi è giusto» riflette l’escapologo fiscale. Ma gli abiti non sono solo detraibili per chi lavora nel mondo dello spettacolo «ma per tutti coloro che per professione devono apparire in un certo modo. Basta che sia scritto sul contratto, ad esempio, che è necessario abbigliarsi in un certo modo». Tra le cose che tanti liberi professionisti non sanno è che si può dedurre «una quota dell’affitto e delle bollette se una parte dell’abitazione è destinata ad uso ufficio». Poi, continua Gianluca Massini Rosati, tra le cose più nuove e che in pochi ancora conoscono c’è la possibilità di con la nuova legge sulle coppie di fatto di «creare imprese familiari, cosa che prima era possibile solo tra coniugi. Questa impresa familiare permette di splittare in due il reddito. Se il marito guadagna 100mila euro e la moglie non lavora con l’impresa familiare 50mila vanno in capo a lui e 50mila a lei, quindi rientreranno in uno scaglione dell’aliquota Irpef più bassa» spiega l’escapolgo. Inoltre «secondo una circolare recentissima è più vantaggioso non essere sposati perché quando si divide il reddito con il coniuge, questo deve pagare l’Inps sul reddito, mentre con l’impresa familiare no».

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