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Sulla Web Tax il freno sono gli Stati Uniti

Ci sono dei passi avanti sull’idea di una web tax globale, con gli occhi puntati al rapporto che la Task Force dell’Ocse dovrà presentare nella primavera del prossimo anno, in anticipo rispetto alla scadenza iniziale di fine 2018. Ma gli Stati Uniti mettono in guardia: il cammino è ancora lungo. Come si legge sul Messaggero, i tempi per arrivare a tassare i big di internet certo saranno lunghi.

Così ha detto il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, confermando la cautela degli Stati Uniti sulla questione. Ma ormai le multinazionali del web sono entrate nel mirino e al G7, ha spiegato il ministro Pier Carlo Padoan.

Chiudendo a Bari i lavori del summit, che ha definito “un successo”, il ministro non ha nascosto una certa soddisfazione per i progressi registrati. “Di web tax o meglio di economia digitale abbiamo discusso a lungo”, ha affermato Padoan, sottolineando che “è inevitabile” che tale tema “entri nello spettro di valutazione dei ministri e dei governatori”. In particolare, come scrive il Sole 24 Ore, il titolare dell’Economia ha spiegato che “si è preso atto che soluzioni condivise sono efficaci e soluzioni nazionali possono avere conseguenze indesiderabili”. Padoan ha comunque aperto alla possibilità di valutare misure a livello nazionale che possano tradursi in norme.

“Il tema dell’economia digitale e della tassazione – ha osservato – è oggetto di valutazione. Le soluzioni sul tavolo sono diverse e saranno valutate senza alcuna idea preconcetta, partendo dal fatto che le valutazioni unicamente nazionali avrebbero un impatto ben limitato e potrebbero portare a conseguenze indesiderate. Stiamo lavorando e lo faremo il più velocemente possibile”. Ecco quali sono le proposte dell’Italia sulla web tax. Su Blog Italia Riccardo Luna ha spiegato giorni fa a cosa deve servire una web tax per Google & C. All’economia digitale e alla web tax è stato dedicato a fine aprile l’InternetDay organizzato da Agi.

agi.it