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Invalidità civile . Escluso reddito casa di abitazione.

Negli ultimi anni si è consolidato un orientamento giurisprudenziale in materia di requisiti reddituali – con particolare riferimento al reddito della casa di abitazione – che ha ribaltato i precedenti criteri utilizzati finora anche dall’Inps. Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2017, si dispone che venga escluso il reddito della casa di abitazione dal computo dei redditi per la concessione delle prestazioni di invalidità civile.

Facendo una breve sintesi del dettato normativo fino ad oggi, l’art. 14 septies, commi 4 e 5, del decreto legge 30 dicembre 1979 n. 663, convertito in legge 29 febbraio 1980 n. 33, stabilisce che i redditi da prendere in considerazione ai fini della concessione delle prestazioni economiche per gli invalidi civili, ciechi civili e sordi civili, sono quelli calcolati agli effetti dell’IRPEF. Sono pertanto esclusi i redditi esenti. A tale riguardo l’Inps, sulla scorta di alcune pronunce giurisprudenziali, ha finora considerato rilevante anche il reddito della casa di abitazione (messaggio n. 31976 del 21 settembre 2005). Infatti il reddito suddetto è assoggettato a IRPEF, salva la deducibilità al 100%.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è consolidato un orientamento giurisprudenziale opposto.
Facendo leva sul combinato disposto degli articoli 12 della legge 30 marzo 1971 n. 118 e 26 della legge 30 aprile 1969 n. 153, la Corte di Cassazione ha infatti stabilito che il reddito della casa di abitazione debba considerarsi non influente ai fini del riconoscimento del diritto alle prestazioni economiche, soggette a limiti reddituali, concesse per invalidità civile.

L a Circolare Inps del 21/04/2017, n. 74, impartisce istruzioni ai cittadini e alle sedi affinché tali nuove disposizioni siano rese operative.

Ragioni del nuovo orientamento giurisprudenziale

Secondo la Corte di Cassazione, le norme specifiche, a cui fare riferimento, sono costituite dall’art. 12 della legge 30 marzo 1971 n. 118 e dall’art. 26 della legge 30 aprile 1969 n. 15. La prima, riguardano le condizioni economiche richieste per la concessione della pensione di invalidità, e rinvia a quelle stabilite dalla seconda per il riconoscimento della pensione sociale ai cittadini ultra 65 enni sprovvisti di reddito. Per quest’ultima prestazione (pensione sociale) la norma esclude dal computo del reddito gli assegni familiari e il reddito della casa di abitazione.

Cosa dovranno fare le sedi

Tenuto conto dell’applicabilità della normativa in materia di pensione sociale, ne consegue che dal computo del reddito ai fini del riconoscimento delle prestazioni economiche agli invalidi civili, ciechi civile e sordi civili deve essere escluso quello della casa di abitazione. Allo stesso modo, tale reddito dovrà considerarsi escluso ai fini della maggiorazione sociale di cui all’articolo 70, comma 6 della legge 23/12/2000 n. 388 (cfr. Circolare 61/2001, par. 3.2.)

Quest’ultima maggiorazione stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2001 sia concesso un incremento, per tredici mensilità, della pensione (e anche dell’assegno mensile concesso agli invalidi civili parziali) a favore di invalidi civili, ciechi civili e sordi civili di età inferiore a sessantacinque anni. La maggiorazione, viene concessa in presenza di determinati requisiti reddituali, e consiste in € 10,33 mensili (ai sensi dell’art. 70, 6° comma , Legge 388/2000).

Attenendosi a tale nuovo orientamento e acquisito il parere favorevole dell’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, si dispone pertanto l’esclusione del reddito della casa di abitazione dal computo dei redditi ai fini della concessione delle prestazioni, soggette a limiti reddituali, in favore degli di invalidi civili, ciechi civili e sordi civili.

A tal fine, si è provveduto all’adeguamento delle procedure informatiche di calcolo, rendendo ininfluente il reddito dichiarato nel campo GP2KE, codice 18 (reddito casa di abitazione).

Decorrenza e arretrati

A decorre 1° gennaio 2017, il reddito da casa di abitazione sarà da considerarsi escluso ai fini del diritto alle prestazioni economiche in favore degli di invalidi civili, ciechi civili e sordi civili, sia in fase di prima liquidazione che di ricostituzione di prestazione già esistente. Gli arretrati saranno riconosciuti con decorrenza dalla medesima data (1° gennaio 2017).
Pertanto, e in applicazione del nuovo criterio, nel caso in cui la decorrenza della prestazione risulti essere anteriore al 1° gennaio 2017, non saranno riconosciuti gli arretrati anteriori alla suddetta data.
Nell’ipotesi in cui l’applicazione del vecchio computo abbia già generato degli importi indebiti per il periodo di competenza successivo al 1° gennaio 2017, si dovrà provvedere all’annullamento in autotutela degli stessi.

Ogni eventuale disposizione in contrasto con il contenuto della presente circolare deve ritenersi superata.

 

 

 

di Gabriela Maucci
superabile.it