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Ue, arriva l’ok sui conti 2017: “Non servono altre misure”

MILANO – Promossi sul passato, rimandati sul futuro. È lungo questa linea che si muovono le raccomandazioni sul nostro Paese diffuse oggi dalla Commissione Europea. L’esecutivo Ue ha dato il via libera al Piano Nazionale di Riforma, uno degli assi principali del Documento di Economia e Finanza approvato a inizio aprile, e alla manovra di correzione dei conti caldeggiata da Bruxelles per mettere una toppa all’eccessivo ricorso al disavanzo operato nella Legge di Bilancio 2017. “Le misure di bilancio aggiuntive richieste per il 2017 sono state decise e nessuna altra misura è quindi necessaria in questa fase per garantire il rispetto della regola del debito”, ha evidenziato la Commissione.

“Rifome ambiziose, ma mancano dettagli”. Rispetto al Pnr, gli impegni descritti sono “sufficientemente ambiziosi, ma l’assenza di dettagli sull’adozione e di un calendario dell’attuazione limita la loro credibilità” ha sottolineato Bruxelles spiegando che “non c’è base per portare avanti una procedura per squilibri, purché ci sia una implementazione piena delle riforme” raccomandate.

Conti 2018, appuntamento in autunno. Rinviato all’autunno invece il confronto sui conti del 2018. La Commissione – ha spiegato – “rivaluterà il rispetto dell’Italia del criterio del debito nell’autunno 2017, sulla base dei dati notificati per il 2016 e delle previsioni economiche di autunno della Commissione, che includeranno le nuove informazioni sull’attuazione delle misure di bilancio nel 2017 e i piani per il bilancio 2018”.

Il tema resta quello di sempre: secondo una rigida applicazione delle regole europee, l’Italia quest’anno dovrebbe realizzare un aggiustamento dei conti pari allo 0,6% del Prodotto interno lordo, circa 10 miliardi. Una cifra che il governo vuole assolutamente assottigliare, anche perché sulla prossima manovra di autunno grava già la pesantissima zavorra dell’aumento dell’Iva, che l’esecutivo ha già annunciato di volere bloccare. La mediazione delle “colombe” all’interno della Commissione ha fatto guadagnare al nostro Paese qualche mese in più. Nelle indicazioni non figura già una cifra precisa di correzione che il governo dovrà mettere in atto, ma l’esecutivo Ue si limita a mettere nero su bianco che in vista del prossimo anno l’Italia dovrà fare uno “sforzo di bilancio sostanzioso”

“Reintrodurre la tassa sulla prima casa sui redditi alti”. E proprio in vista della prossima manovra autunnale, dalle raccomandazioni di Bruxelles è arrivato un richiamo su un tema oggetto già dei rilievi di Bruxelles negli anni passati, la necessità di spostare la tassazione dai fattori produttivi alle cose. E in particolare quella su alcuni immobili, oggi esenti dall’Imu per via dell’abolizione decisa dal governo Renzi. Per il 2018 – scrive Bruxelles – l’Italia dovrà sia “rafforzare la ripresa” che assicurare la sostenibilità dei conti”. Per questo sarà necessario “spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita, reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi elevati, riformare il catasto”. Una indicazione che però non trova d’accordo il titolare delle Finanze, Pier Carlo Padoan, per il quale “le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme, direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pochi mesi non è una buona idea”.

Il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ha anche messo in guarda il nostro Paese sulla possibilità che il voto nel 2018 possa compromettere gli impegni assunti. “Le elezioni non interrompono gli impegni dell’Italia, e le diamo fiducia perché resti un Paese al cuore dell’eurozona e rispetti gli impegni”. ha detto. “Rispettiamo l’elettorato italiano ma auspichiamo veramente che l’Italia resti quello che è, un Paese credibile e forte” in quanto “l’eurozona è una coproprietà e l’Italia fa parte degli azionisti più importanti”.

Le raccomandazioni sugli Npl. Il nostro governo è finito sotto la lente di ingrandimento anche per le criticità nel settore bancario, finendo fra i sei Paesi dell’Eurozona a cui la Commissione ha raccomandato di prendere misure per accelerare la riduzione dell’ampio stock di crediti inesigibili o Non-Performaning Loans (NPL) presente all’interno dei bilanci delle banche. Oltre all’Italia, la richiesta è stata avanzata a Bulgaria, Irlanda, Cipro, Portogallo e Slovenia. Tra le misure suggerite dall’esecutivo comunitario, ci sono legislazioni efficaci per le procedure fallimentari – in particolare, attraverso ristrutturazioni extra giudiziarie – e la vendita dei crediti deteriorati a istituzioni non-bancarie specializzate.

All’Eurogruppo il nodo Grecia. Bruxelles resterà al centro della scena anche per un’altra partita fondamentale. L’Eurogruppo in programma oggi dovrebbe infatti ratificare l’accordo siglato tra Atene i creditori qualche settimana, aprendo così lo spazio per un accordo sulla ristrutturazione del debito greco, incoraggiato anche dal Fondo Monetario Internazionale, ma su cui ha pesato fino ad ora la forte resistenza della Germania.

la repubblica.it