Federazione Sindacati Indipendenti

Pubblica amministrazione: via al lavoro agile per 330mila dipendenti

Si parte. La ministra della Funzione pubblica, Marianna Madia – di concerto con la sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi – ha varato la direttiva per l’introduzione del lavoro agile nella pubblica amministrazione (in conferenza unificata stato regioni il 25 maggio). L’obiettivo è «permettere, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi dello smartwork».

In altre parole, i dipendenti pubblici devono avere la possibilità di organizzarsi liberamente, sia per quanto riguarda il luogo che l’orario di lavoro. Questo negli obiettivi del ministero aumenterà la produttività dei dipendenti pur sganciandoli – alcuni giorni al mese o alla settimana – dalla timbratura del cartellino.

Prima annotazione: finalmente nel pubblico impiego non si parla soltanto di telelavoro ma esplicitamente di smartwork. Si dice che quest’ultimo deve andare di pari passo con le esigenze di conciliazione dei lavoratori e con il miglioramento della qualità del servizio. E che non ci devono essere penalizzazioni sul piano delle opportunità di lavoro e di carriera. Già questo è un netto salto di qualità culturale per la pubblica amministrazione. Interessante che le linee guida spingano a «individuare obiettivi prestazionali specifici, misurabili, coerenti e compatibili con il contesto organizzativo, che permettano da un lato di responsabilizzare il personale rispetto alla mission istituzionale dell’amministrazione, dall’altro di valutare e valorizzare la prestazione lavorativa in termini di performance e di risultati effettivamente raggiunti». Come dire: lo smartwork non è un regalo al dipendente ma una modalità organizzativa che può fare “bene” all’amministrazione. È questo “bene” va misurato.

I dirigenti sono responsabilizzati. Tanto che «sono chiamati ad operare un monitoraggio mirato e costante, in itinere ed ex-post, riconoscendo maggiore fiducia alle proprie risorse umane ma, allo stesso tempo, ponendo maggiore attenzione al raggiungimento degli obiettivi fissati e alla verifica dell’impatto sull’efficacia e sull’efficienza dell’azione amministrativa». Resta fermo il rispetto del vincolo di invarianza di spesa e, semmai, di riduzione complessiva dei costi attraverso l’adozione di soluzioni di condivisione degli spazi e dei mezzi. Per quanto riguarda il coinvolgimento del sindacato, le linee guida si limitano a indicare la necessità di una informativa.

Le linee guida auspicano un confronto con altre esperienze, anche a livello internazionale. E si fa un esempio concreto: quello della Corea dove, a partire dal 2010, si sta sperimentando lo smart work nella pubblica amministrazione ed è già iniziata una analisi di impatto per correggere e migliorare il modello. Inoltre le linee guida consigliano di prevedere una analisi di tipo controfattuale sul modello dell’esperienza di ACEA dove un gruppo di 200 persone in lavoro agile è messo a confronto con un uguale gruppo di controllo di altre 200 persone con caratteristiche simili alle prime per consentire di valutare i risultati.

Certo, per ora le esperienze di smartwork nella pubblica amministrazione si contano sulle dita di una mano (oltre ad ACEA, comune di Torino, provincia di Trento, comune di Bergamo). Ma se si darà attuazione a questa direttiva nei prossimi tre anni la pubblica amministrazione potrebbe essere portatrice di una vera e propria rivoluzione. Banda larga permettendo.

27esimaora.corriere.it