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Per gli errori in sala parto un maxi risarcimento

PISA. L’errore in sala parto costa all’azienda ospedaliera quasi 2 milioni di euro.
Un parto andato avanti tra complicazioni e negligenze con l’epilogo di un neonato venuto al mondo con un’invalidità gravissima.
È la convinzione del Tribunale civile che ha condannato l’Aoup a risarcire i danni patrimoniali (e non) al bimbo, che ora ha 5 anni, e ai genitori.

Si tratta di una storia dolorosa che ha avuto il suo primo punto fermo nella sentenza pisana che l’azienda ospedaliera ha subito appellato sostenendo che le complicanze durante il travaglio e il parto non sarebbero da attribuire a colpa medica.

La vicenda inizia nel 2012 quando, dopo la nascita del bimbo, i genitori chiedono i danni all’ospedale.

Lamentano sbagli e imperizie nella gestione del parto. Forti di una consulenza tecnica che attribuisce una responsabilità della struttura medica nella fase in cui il bimbo stava venendo al mondo, i genitori del piccolo destinato a un’esistenza da disabile fanno causa all’Aoup.

Che si oppone. Non c’è spazio per una transazione. Non c’è alcuna ammissione di colpa per chiudere il contenzioso ed evitare Tribunali e sentenze onerose. E, a sostegno della sua tesi, l’azienda ospedaliera pisana porta la sua consulenza di parte secondo la quale l’operato del personale è esente da censure.

Ma è l’esito della Ctu, la consulenza tecnica d’ufficio, che viene disposta dal giudice civile, a dirimere la controversia, almeno in primo grado.
Gli errori ci sono stati, è la sintesi del parere del Ctu sul quale il magistrato ha basato la sua sentenza di condanna, e vanno imputati a chi ha seguito il parto. Tra risarcimenti del danno e spese legali da versare alla famiglia del bambino, il conto si aggira su 1, 9 milioni di euro.

Soldi che ancora l’azienda ospedaliera non ha versato in forza del ricorso contro un verdetto che ritiene ingiusto e che in secondo grado intende ribaltare ottenendo una vittoria piena.
Secondo i genitori, il neonato non ebbe un trattamento che una gravidanza imporrebbe. Un’assistenza lacunosa e manovre successive dannose – questa la tesi espressa della famiglia – sarebbero all’origine di un parto che si concluse con una menomazione permanente del piccolo, il quale è costretto a convivere – e lo sarà per tutta la vita – con un grado di handicap così elevato da privarlo di una completa autonomia.

Il duello giudiziario per capire se qualcuno ha davvero sbagliato al momento del parto – con conseguente diritto al risarcimento a favore di chi quell’errore lo sconterà per sempre – riprenderà sulla scena della Corte d’Appello di Firenze.

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