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“Io, discriminata sul lavoro perché sono vegetariana”

Essere vegetariano è una condizione sufficiente per non essere impiegati nei reparti gastronomia e macelleria di un grande supermercato? È la domanda che sorge leggendo la lettera di Alice Blandini, che ieri ha terminato il suo lavoro da interinale, tramite agenzia, all’Ipercoop del Centro Lame di Bologna. Alice scrive al giornale lamentando di essere stata discriminata, e aver di conseguenza perso il posto di lavoro, perché avrebbe manifestato il proprio disagio a lavorare al bancone gastronomia, dopo essere scoppiata a piangere più volte, perché lei è vegetariana da vent’anni. E ieri, ultimo giorno di lavoro dopo vari rinnovi consecutivi, quel contratto non è stato rinnovato.

“Prima lavoravo 40 ore mensili da interinale, poi mi hanno aumentato l’orario a 20 ore settimanali ed ero contenta – racconta lei – perché faccio anche la fotografa ma non mi pagano mai e quindi quel lavoro era l’unico stipendio. Non sono mai mancata sul posto di lavoro neanche quando stavo male, mi sono messa sempre a disposizione per fare straordinario o per essere spostata in altri reparti”. Così, di rinnovo in rinnovo, Alice lavora in Coop dall’8 settembre 2016. Il problema, però, sorge il 4 maggio scorso, mentre si avvicina l’ennesima scadenza di contratto. “Mi telefona il direttore dicendomi che vorrebbe spostarmi in gastronomia così da potermi rinnovare il contratto – racconta –. All’inizio un po’ titubante dico di sì, perché vivendo da sola e mantenendomi da sola non ho molte scelte, ma poi scoppio a piangere al pensiero di dovere stare a contatto con animali morti, perché sono vegetariana da quasi 20 anni”.

I colleghi si accorgono che Alice non è più serena al lavoro e assieme ai capireparto ne discutono col direttore, che inizialmente accetta di spostarla ad altre mansioni. Fino a 11 giorni fa. “Mi ha fatto dire che non mi rinnovava il contratto – continua –. Quando ho cercato di parlargli mi ha detto che il fatto che non potessi stare a contatto con la carne e il pesce è limitativo per l’azienda e che quindi non potevo lavorare lì. Ma ciò è vero solo in parte perché essendo un ipermercato ci sono altri reparti”.

Da qui la decisione, oltre che di cercare un altro lavoro, di raccontare la sua storia. “Forse non riavrò più il mio posto, ma almeno qualcuno sa quello che succede, mi sento discriminata per questa cosa”, continua Alice, che conclude: “Ho fatto altri colloqui in vari negozi ma mi hanno risposto che a 33 anni sono troppo vecchia. Mi sento discriminata due volte”.

La risposta di Coop arriva a distanza di un giorno. “Rispettiamo le scelte di tutti, ma non si tratta certamente di un episodio di discriminazione, a meno che non si intenda discriminante offrire un’opportunità di lavoro. Il mancato rinnovo del contratto – spiega Coop Alleanza 3.0 – è legato infatti all’incompatibilità tra le posizioni attualmente disponibili nel negozio, come quella al reparto
gastronomia, e le richieste della stessa Blandini, che dichiara di non voler ricoprire questo tipo di mansione”. Detto questo però, e dopo aver ricordato le numerose iniziative prese “in tutela della salute degli animali”, aggiunge anche che “la cooperativa si è comunque attivata per segnalare la signora Blandini per eventuali nuove posizioni in linea con le sue richieste, per le quali verrà, nel caso, valutata la sua candidatura”.

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di MARCO BETTAZZI