Federazione Sindacati Indipendenti

L’errore è dell’ospedale, ma rischia il posto

PADOVA. Un’operatrice sanitaria dell’Azienda ospedaliera, a causa di un errore informatico, è accusata di lavorare per ex l’Usl 16, in conflitto d’interesse, anche durante i giorni di ferie e malattia. Un comportamento che, se accertato, può costare il posto di lavoro. Nonostante la dipendente abbia chiaramente dimostrato la sua non colpevolezza, continua a ricevere lettere e protocolli da parte di uffici e commissioni disciplinari.

E ora, esasperata, ha annunciato battaglia legale. «Sono stanca di dovermi difendere da accuse ingiuste per colpa di un sistema che non funziona», dichiara la donna, «Lavoro da quasi 30 anni con impegno e non mi era mai successa una cosa del genere. Sono arrabbiata. Noi paghiamo persone che prendono fior fiore di quattrini e non sanno cosa fanno. Basti pensare che mi sono arrivati elenchi di medici con cui avrei lavorato fuori dall’azienda e elenchi di pazienti con relative prestazioni eseguite: alla faccia della tutela della privacy. Sono stati fatti errori madornali».
Tutto inizia nell’aprile 2016, quando l’operatrice riceve il primo avviso in cui è accusata di aver fatto attività ambulatoriale non autorizzata al Sant’Antonio e all’ospedale ai Colli. La nota è trasmessa agli uffici di via Giustiniani e si apre un provvedimento disciplinare nei suoi confronti.

«Ho contattato i medici e il personale dei vari ambulatori dell’Usl citati nella lettera», spiega il sindacalista Luigino Zuin, «nessuno conosceva la dipendente: la situazione era palese, si trattava di uno scambio di persona. Dovrebbe essere compito degli uffici e delle commissioni disciplinari accertare i reati, non mio e a posteriori». Dopo tre mesi arriva alla dipendente una nota che, apparentemente, sembra chiudere la questione: «Abbiamo confermato le sue difese e accertato la presenza di altre persone a supporto di medici nelle occasioni contestate», si legge, «ipotizzando un errore di tipo informatico al momento della digitazione della matricola. Con la presente si comunica l’archiviazione del procedimento disciplinare per l’insussistenza dei fatti».

«Pensavo finalmente di potermi mettere il cuore in pace e invece ho ricevuto altre due lettere», aggiunge la donna. «Mi si accusa ancora di lavoro extra a febbraio e marzo 2017, e di aver percepito ingiustamente i relativi compensi. Siamo punto a capo. Chi ci va di mezzo si deve difendere, mi sono rivolta ad un avvocato. Sto subendo pesanti danni psicologici: sono andata in depressione e ho crisi di panico. Oggi si parla tanto di digitalizzazione in sanità, ma quando succedono queste cose ti viene un po’ da pensare: allora così tanto tecnologici non siamo. Sbagli di questo genere lasciano basiti e, da quello che ho capito, non sono neanche l’unica».

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