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Dl vaccini, il Veneto fa ricorso alla Consulta: «Grottesca sperimentazione di massa»

In Veneto l’autonomia da Roma parte dalle scelte sui vaccini notificando sabato scorso un ricorso alla Consulta contro il decreto legge 73 che impone l’obbligatorietà vaccinale per l’iscrizione a scuola. Il governatore leghista Luca Zaia lo aveva promesso dalla prima ora, già all’indomani del varo del provvedimento, e ha mantenuto l’impegno ribadendo un deciso «No O a metodi coercitivi calati dall’alto che danneggiano le famiglie e il nostro sistema sanitario regionale».

«Quello che rifiutiamo – ha detto – è un intervento statale che impone un obbligo collettivo di ben dodici vaccinazioni, una coercizione attuata per di più con decreto d’urgenza, senza precedenti storici a livello internazionale, nemmeno in periodi bellici, che rende l’Italia il Paese con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie in Europa».
«Noi non contestiamo certo la validità dei programmi di vaccinazione – ha scandito Zaia – Lo testimonia la nostra legislazione regionale, improntata sulla opportunità di effettuare i vaccini e lo dimostrano gli elevati livelli di copertura raggiunti». Però si nega l’esistenza del presupposto di necessità e urgenza su cui basa il decreto legge, «perché l’Oms – spiega Zaia – non ha mai raccomandato il raggiungimento della soglia di copertura vaccinale del 95% per garantire l’immunità di gregge»; la soglia del 95% viene considerata come “ottimale”, ma non “critica” dalle istituzioni sanitarie per alcune malattie (e non per tutte), e per questo la Regione, con i livelli di copertura raggiunti dal proprio modello, non presenta “una situazione epidemica di emergenza”.

Nel decreto 73, il Veneto contesta poi la violazione del diritto alla salute (articolo 32 della
Costituzione), riguardo al principio di autodeterminazione nelle scelte sanitarie, e il fatto che si contraddica il principio di precauzione, introducendo “una sorta di grottesca
‘sperimentazione di massa obbligatoria’, senza un adeguato consenso informato, senza il sostegno di un preventivo sistema di farmacovigilanza e senza una supervisione bioetica».
La Regione Veneto annuncia peraltro che proporrà ricorso non solo sul decreto originario ma anche sulla legge definitiva, che dovrebbe ridurre a dieci i vaccini obbligatori, in corso di
emanazione.

Le contestazioni del Vento punto per punto
Nel merito la Regione Veneto contesta i seguenti aspetti:

-l’esistenza del presupposto di necessità e urgenza su cui si basa il decreto legge, perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha mai raccomandato il raggiungimento della soglia di copertura vaccinale del 95% per garantire la cosiddetta “immunità di gregge” in relazione a tutto il complesso di patologie ora rese obbligatorie. La soglia della soglia del 95% viene infatti considerata come “ottimale”, ma non “critica” dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali per alcune malattie (e non per tutte). In Veneto quindi, dati i livelli di copertura raggiunti con il proprio modello, non esiste una situazione epidemica di emergenza tale da giustificare un intervento del legislatore statale che, con decreto-legge, porta improvvisamente a introdurre dodici vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni;

-la violazione del diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione), riguardo al principio di autodeterminazione nelle scelte sanitarie. In base alla giurisprudenza costituzionale, infatti, si può ricorrere agli obblighi di vaccinazione (che la Corte costituzionale ha definito come una “scelta tragica del diritto”) solo nella compresenza di un interesse, non altrimenti tutelabile, alla salute del singolo e della collettività. È evidente quindi l’illegittimità costituzionale di una normativa che sceglie l’imposizione generalizzata su tutto il territorio nazionale di ben dodici vaccinazioni senza che sia dimostrato che questa costituisca l’ultima ratio a cui l’ordinamento non poteva che ricorrere. Soprattutto perché questa scelta del legislatore nazionale, applicandosi indistintamente su tutto il territorio italiano, travolge un sistema, quale quello strutturato dalla Regione del Veneto, fondato su un sistema vaccinale più libero, maggiormente responsabilizzato, incentrato sul consenso informato del destinatario della prestazione sanitaria, attraverso una strategia incentrata sulla sensibilizzazione e l’accompagnamento dei genitori verso la scelta di vaccinare i propri figli, escludendo ogni forma di coercizione, ritenuta in contrasto con il fondamentale principio di autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari e controproducente al fine di assicurare un’elevata copertura vaccinale su tutto il territorio regionale;

-si contraddice il principio di precauzione introducendo una sorta di grottesca “sperimentazione di massa obbligatoria” senza un adeguato consenso informato, senza il sostegno di un preventivo sistema di farmacovigilanza e senza una supervisione bioetica. Inoltre, il decreto legge, condizionando l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia all’adempimento dell’obbligo vaccinale e comminando pesanti sanzioni amministrative alle famiglie, anche a quelle meno abbienti, che non sottopongano i propri figli alle vaccinazioni obbligatorie, incide negativamente sulla capacità della Regione di erogare i servizi per l’infanzia e di garantire il diritto allo studio nell’ambito delle istituzioni scolastiche ed educative;

-il decreto legge manca di adeguata copertura finanziaria riguardo alle nuove vaccinazioni obbligatorie, soprattutto riguardo alle risorse necessarie per il recupero dei non vaccinati e ai costi derivanti dagli ingenti adempimenti previsti a carico del sistema organizzativo regionale.

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