Federazione Sindacati Indipendenti

Certificato medico con svista, poi un’incredibile odissea

LIVORNO. Il medico di famiglia le sbaglia la data sul certificato telematico dandole un mese in più di malattia. Lei, dopo i giorni corretti indicati a voce dal dottore, rientra regolarmente a lavoro. Ma per l’Inps doveva essere a casa: scatta la visita fiscale e il medico dell’istituto di previdenza suona invano il campanello senza trovarla al proprio domicilio. A quel punto parte la segnalazione e a niente serve la dichiarazione della lavoratrice e anche del datore di lavoro (peraltro pubblico) che attesta che la donna ha ripreso nei tempi previsti l’attività e che il giorno della visita fiscale era al suo posto. Per l’Inps si è trattato di un’assenza ingiustificata alla visita di controllo.

Tutta colpa, come dicevamo, di un errore in buona fede del medico di famiglia che l’aveva visitata e le aveva rilasciato il certificato sbagliando data. Ma soprattutto di un sistema estremamente rigido, che si è dimostrato incapace di rispondere a una casistica di certo prevedibile e poco disposto a risolvere una palese incongruenza.

Protagonista un’insegnante livornese di 38 anni e uno dei medici più noti in città, Enrico Bianchi, ex presidente del consiglio comunale e attualmente vice presidente dell’Ars, l’agenzia regionale della sanità. E’ lo stesso Bianchi a raccontare la storia, dopo averla a gran fatica risolta, quasi sei mesi dopo i fatti rivolgendosi direttamente alla direttrice Inps Lucia Terrosi. «Il 2 gennaio – racconta il medico – ho visitato una paziente e ho inoltrato per via telematica il certificato di malattia. Per errore però, di cui mi prendo la responsabilità, ho indicato come fine prognosi la data del 7 marzo anziché quella corretta del 7 febbraio, che avevo anche comunicato alla paziente».

Il caso vuole che il 9 febbraio il medico fiscale si rechi al domicilio dell’insegnante, non trovandola perché la donna l’8 febbraio aveva correttamente ripreso il suo lavoro in classe. «Quando alla paziente è stata contestata l’assenza, mi ha chiesto spiegazioni e a quel punto mi sono accorto che avevo indicato il mese sbagliato», racconta il medico di famiglia: «Ho certificato su foglio bianco la prognosi reale con ammissione del mio errore. Nel frattempo anche la scuola ha attestato che dall’8 febbraio la signora aveva regolarmente ripreso il lavoro».

Tutto risolto, si penserà. Neanche per sogno. Perché la pratica è andata avanti e il 6 luglio l’insegnante si è vista costretta a recarsi all’Inps per provare a chiarire la questione. «Ma all’ufficio non c’è stata possibilità di dialogo: le hanno detto che avrebbe perso i giorni di malattia e che era inutile fare ricorso perché era risultata assente alla visita fiscale», continua Bianchi. «A quel punto, mortificato per l’errore e per il danno che avevo arrecato alla mia paziente, mi sono mosso in prima persona. D’altra parte credo che un medico con oltre 1500 assistiti possa sbagliare un certificato e questo debba in qualche modo essere previsto».

Bianchi ha scritto alla direttrice dell’Inps di Livorno Lucia Terrosi e dopo una settimana ha avuto risposta positiva: il caso è stato risolto in autotutela e all’insegnante sono state evitate penalizzazioni. «Ma il sistema comunque – continua il medico – ha dimostrato di non funzionare. La gentile direttrice dell’Inps, che ringrazio per la disponibilità, mi ha ricordato che nel caso di errori di compilazione del certificato, il medico curante può rettificarlo attraverso la procedura telematica prima della fine del periodo di malattia concesso. Ma è palese che non essendo rilasciato alcun certificato cartaceo al paziente, egli non possa rendersi conto dell’errore, non prima che il periodo di malattia sia terminato. E non è detto che se ne accorga il medico, che visita decine di pazienti al giorno e invia altrettanti certificati. La falla è evidente: credo che sarebbe opportuno prevedere un modo per rettificare in autotutela gli errori
in qualunque momento, magari un numero verde. E’ chiaro che se mi accorgo prima di un errore, provvedo alla rettifica, ma in un caso come questo è possibile che debba rimetterci la paziente o che si possa risolvere solo se il medico chiede l’interessamento del direttore?».

iltirreno.gelocal.it/