Federazione Sindacati Indipendenti

Le imprese italiane versano al Fisco 105,6 miliardi, vicino il primato Ue

MILANO – Prime in Europa per incidenza del carico fiscale sul totale del gettito, molto vicine al primato anche per valore assoluto dei versamenti: è la fotografia di quanto il Fisco grava sulle imprese italiane, nella denuncia della Cgia di Mestre. In un periodo di scadenze per i professionisti, l’associazione degli artigiani calcola che “le nostre imprese versano al Fisco 105,6 miliardi di euro l’anno: nell’Unione europea solo le aziende tedesche pagano un importo complessivo superiore, 135,6 miliardi, anche se va ricordato che la Germania conta 22 milioni di abitanti in più dell’Italia”. E aggiungono che “il carico fiscale sulle imprese italiane non ha eguali nel resto d’Europa quando misuriamo l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale. Se da noi la percentuale è del 14,9, in Irlanda è del 14,8, in Belgio del 12,9, nei Paesi Bassi del 12,7, in Spagna dell’11,8, in Germania e in Austria dell’11,6. La media dell’Unione europea è pari all’11,5 per cento”.

Su questi dati, estrapolati dall’Eurostat, vanno fatte alcune precisazioni. Una di segno positivo per le imprese è che si riferiscono al 2015, ma dall’anno successivo sono intervenuti alcuni alleggerimenti quali la diminuzione del diritto camerale, il super ammortamento al 40 per cento e maggiori deduzioni Irap per le piccole imprese. Da quest’anno, poi, è scattata l’importante diminuzione dell’Ires (Imposta sul reddito delle società) dal 27,5 al 24 per cento e si è aggiunto l’iper ammortamento per i beni strumentali. Di segno opposto, però, la considerazione che all’analisi sfuggono “ulteriori forme di prelievo, per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione, come i contributi previdenziali, l’Imu/Tasi, il tributo sulla pubblicità, le tasse sulle auto aziendali, le accise” e via dicendo.

Secondo la Cgia, in fin dei conti è lecito pensare che il dato riportato sia sottostimato. E non è un caso, allora. che il famoso “tax freedom day” (ovvero il momento dell’anno in cui si smette di lavorare per pagare le tasse) in Italia sia per le famiglie e le imprese il 4 giugno, praticamente dopo 155 giorni di lavoro. In Germania la “liberazione” è avvenuta 8 giorni prima (27 maggio), nel Regno Unito hanno festeggiato con 25 giorni di anticipo (10 maggio) e in Spagna quasi un mese prima (6 maggio). Solo in Francia la situazione è peggiore della nostra: nel 2016 il giorno di liberazione fiscale è “scoccato” il 23 giugno, 19 giorni dopo il nostro. Consola il fatto che rispetto al 1980 il “tax freedom
day” è scattato ben 40 giorni prima.

Da ultimo, reclama il segretario della Cgia Renato Mason, “è necessario diminuire anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime aziende”