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Caserta: La lobby degli appalti ospedalieri

Una lobby: così l’ha definita il capo della Dia di Napoli Giuseppe Linares “colletti bianchi senza lupara che usavano un metodo corruttivo molto complesso”. Era questo per la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere il “sistema perfetto” che gestiva le gare pubbliche per i servizi e la forniture dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.

Una “mancanza totale di controllo” grazie alla quale era stato possibile manipolare gare d’appalto da decine di milioni di euro a fronte di tangenti in denaro o altre utilita’. Il “regista” del sistema, per la procura, era Carmine Iovine, il supermanager della sanità, già direttore della direzione medica di presidio ospedaliero dell’azienda sanitaria d Caserta e poi dell’Unità operativa complessa Programmazione e Pianificazione sanitaria del Sant’Anna e San Sebastiano. Carmine Iovine e’ il cugino di Antonio Iovine, gia’ vertice dell’omonima fazione del clan dei Casalesi, oggi collaboratore di giustizia. Secondo quanto evidenziato dai magistrati, l’uomo e’ una personalita’ “assolutamente allarmante, spregiudicata e incline al crimine” che “faceva evidente mercimonio di posti di lavoro sia presso l’ospedale che presso le stesse ditte affidatarie dei servizi, secondo una logica clientelare”.

Iovine è finito agli arresti insieme ad altri 6 dirigenti e funzionari della direzione sanitaria dell’ospedale casertano e a diversi imprenditori napoletani e casertani, titolari di importanti aziende nel settore dei servizi sanitari ed ospedalieri, nel corso di un’operazione condotta dagli agenti della Dia di Napoli. Tra gli arrestati, finiti ai domiciliari, ci sono infatti anche Antonio Alterio (titolare della Saf srl) e Nicola Buonafede (titolare dell’American Laundry), gli imprenditori Michele Tarabuso (Des Srl) e Marco Napolitano (Manutencoop), Domenico Ferraiuolo e Pasquale Picazio.

Devono rispondere, a vario titolo, dei reati di corruzione, turbata liberta’ degli incanti, turbata liberta’ del procedimento di scelta del contraente e trasferimento fraudolento di valori. L’indagine riguarda anche “innumerevoli falsita’ in atti pubblici” che sono risultate commesse “per omettere i controlli sul corretto svolgimento dei servizi da parte dalle ditte affidatarie ed eludere le attivita’ investigative in corso – osserva il Gip – senza il benché minimo interesse per la tutela della salute dei pazienti e la tutela degli interessi dell’Ospedale di Caserta”.

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