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Lavoro: cresce lʼoccupazione nelle micro e piccole imprese

Due aspetti sembrano mostrare la fase di risalita che sta coinvolgendo l’economia italiana: la spinta occupazionale da un lato, il migliore stato di salute delle nostre imprese dall’altro. I fallimenti diminuiscono ancora, sebbene i livelli pre-crisi siano lontani, e sul fronte del mercato del lavoro si rilevano oggi maggiori spunti positivi.

Gli ultimi dati Istat descrivono un mercato del lavoro sicuramente più dinamico, in leggera ripresa, seppure determinato dalla crescita del lavoro dipendente soprattutto a termine. I livelli occupazionali (in generale il tasso di disoccupazione è sceso a giugno all’11,1%) registrano risultati soddisfacenti anche nelle piccole e micro imprese.

Stando ai dati dell’Osservatorio Lavoro della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), l’occupazione nelle tipologie di imprese interessate – un campione di 20.500 imprese artigiane, micro e piccole tra quelle associate – continua a crescere: nel primo semestre del 2017 l’andamento evidenzia un +3% rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente.

Nei primi sei mesi del 2015 e del 2016 l’occupazione aveva fatto registrare incrementi medi mensili dello 0,6%, quest’anno, invece, la crescita media mensile è stata dello 0,8% (0,2 punti percentuali in più), a conferma cioè di un trend ulteriormente al rialzo.

La variazione tendenziale osservata da gennaio 2016 mette in risalto una crescita costante, che va dal 2,4% del primo mese dello scorso anno al 3,8% rilevato a giugno e maggio 2017. In generale la crescita dell’occupazione, osserva ancora l’Osservatorio della CNA, è scattata “a dicembre 2014, vale a dire dall’introduzione, tramite Legge di stabilità, di importanti sgravi contributivi sulle assunzioni a tempo indeterminato” e “a fronte di un incremento complessivo dell’occupazione nelle piccole imprese pari complessivamente al 10,4% nell’arco di trenta mesi il primo semestre di quest’anno archivia un consistente +4,5%”.

Dopo l’impulso iniziale, però, i flussi in entrata sembrano ora rispecchiare l’andamento già descritto dall’Istat. A giugno le assunzioni sono aumentate del 30,1% rispetto allo stesso periodo del 2016. Anche in questo caso sono determinate perlopiù dalla crescita del numero di contratti a tempo determinato, aumentati del 26% rispetto a giugno 2016 (“fenomeno – spiega la CNA – che può essere ricondotto, almeno in parte, a ragioni stagionali e sostituzioni di personale in ferie”). Al contrario le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato sono state l’11,5% in meno rispetto a quelle registrate nello stesso mese dello scorso anno.

Tra il 2015 e il 2017, si afferma nel report, emerge la ricerca di contratti di lavoro più in linea con le esigenze delle imprese. Ciò spiegherebbe lo spostamento verso forme di lavoro flessibile e il ridimensionamento dell’utilizzo del contratto a tempo indeterminato: la quota si è ridotta dall’82,6% al 70%.

Ma, viene precisato dall’Osservatorio CNA, la nuova composizione si riferisce ad una base occupazionale più ampia, dunque in termini assoluti si assiste ad una sostanziale tenuta nel numero di lavoratori stabili.

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