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Errori, fretta, incapacità: ospedali di Modena “sotto processo”

Errori chirurgici, frettolosità in pronto soccorso, ticket che non andavano pagati, eccessivi tempi di attesa per le visite, scorrettezze burocratiche e tanta incapacità di comunicare sia con pazienti che tra reparti.

Il rapporto 2016 del Tribunale del Malato di Modena (Tdm) ritrae in modo ancora una volta impietoso la prassi quotidiana negli ospedali modenesi. Quest’anno, però, emerge la sfiducia dei pazienti che ritengono di essere danneggiati: tanti parlano e si lamentano, pochi scrivono denunce per ottenere chiarimenti. La dispersione di segnalazioni arriva addirittura al 66%. La conseguenza è che le richieste di risarcimento danni nel 2016 si sono ridotte del 50%. Secondo il Tdm la causa è il timore dei costi eccessivi per perizie medico-legali. Secondo i dati del rapporto, il 35% dei reclami sono indirizzati al Policlinico, il 27% ad altri ospedali di Modena e provincia, il 12% a case di cura private e il 17% presso altri servizi Ausl. «La risposta che giunge all’utente – si legge – non sempre soddisfa. In alcuni casi la ritiene inappropriata e fuorviante. Spesso si adopera un linguaggio incomprensibile in “burocratese” o in lessico medicale».

Per quanto riguarda i settori più esposti a critiche e denunce: il pronto soccorso resta primo col 14% dei casi, seguono ginecologia col 9%, varie chirurgie e ortopedia col 7%, oculistica col 4%, medicina col 3%. Il dato del 37% dei reclami al Policlinico va comunque letto in chiave migliorativa: i casi segnalati sono il 10% in meno dell’anno prima.

Per quanto riguarda i tempi di attesa, non sono arrivate segnalazioni importanti, se non la pulizia del cristallino dell’occhio con un tempo d’attesa di undici mesi. Secondo il Tdm, il 90% dei pazienti ha avuto una prestazione garantita. Resta però il problema delle “agende chiuse”, quando al Cup si segnala che non si può prenotare per questo motivo. È vietato dirlo e farlo, ricorda il Tdm, ma è una prassi ancora in uso che mantiene lo squilibrio tra liste d’attesa della sanità pubblica e quella privata. Si tratta di un «escamotage mediante il quale le aziende sanitarie impediscono ai cittadini di prenotarsi quando saranno superando i tempi massimi».

Il pronto soccorso è il reparto da sempre più esposto, anche a causa del grande flusso di pazienti. In particolare a Modena chi ci lavora sta vivendo un periodo difficile tra carichi di lavoro aumentati, tagli alle risorse e prese in carico di pazienti già seguiti dagli ambulatori. Tipico del pronto soccorso è il rilascio di referti con timbri e firme illeggibili e privi della firma del medico strutturato e persino dello specializzando.

La cattiva comunicazione tra personale e pazienti e soprattutto tra personale di reparti diversi viene sottolineata come causa di carichi di lavoro eccessivi e conflitti interni tra il personale. Tanti i casi di mancata “umanizzazione” coi pazienti. Rispetto e attenzione sono una delle richieste prioritarie sia per chi è ricoverato sia per chi è solo visitato. Un altro aspetto grave sono le dimissioni inappropriate. Infine, viene sottolineata anche la mancanza di tatto nel dare al paziente notizie infauste, tralasciando le battute infelici sul paziente cronico (è citato un caso di Alzheimer).

Un capitolo a parte, a fine rapporto, è quello che riguarda l’assistenza territoriale per anziani. «È in forte aumento la richiesta di aiuto per persone che si trovano in grave disagio familiare o economico», si legge. Spesso i parenti si oppongono alle dimissioni perché non possono assistere il parente o non hanno soldi per una badante.

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