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Pa, in sei anni tagliati 12,6 miliardi di spesa. A scuola gli stipendi più bassi

MILANO – Il blocco della contrattazione e le forbici sulle spese hanno fatto dimagrire il conto della Pubblica Amministrazione di oltre 12 miliardi di euro nel giro di sei anni, quindi più di due miliardi l’anno in media. A certificarlo è stata la Ragioneria generale dello Stato nell’Annuario Statistico. Nel 2015, “rispetto al 2009, l’anno in cui la spesa è stata massima, sono stati spesi per il pubblico impiego circa 12,6 miliardi in meno”. Un conteggio dal quale sono esclusi i “nuovi enti entrati a far parte della Pa”, al netto dei quali la riduzione delle spese sarebbe di una decina di miliardi.

Alla vigilia della nuova tornata contrattuale, e proprio per domani è previsto un tavolo tra Aran e sindacati, la Ragioneria ricorda che l’ultimo rinnovo generale risale al quadriennio 2006-2009. “La principale determinante che spiega l’andamento del costo del lavoro va ricercata nell’applicazione delle norme contrattuali. Oltre alla normale corresponsione di benefici per i bienni economici, la tardiva sottoscrizione dei rinnovi contrattuali ha dato sovente luogo all’erogazione di consistenti somme a titolo di arretrati. Da ciò scaturisce il tipico andamento a dente di sega della spesa dei singoli comparti: notevoli incrementi nell’anno di applicazione, stasi o leggera crescita nei successivi o, in qualche caso, riduzione se gli arretrati corrisposti sono stati particolarmente rilevanti”, rileva la Ragioneria.

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Come si ribalta questa situazione nelle tasche dei dipendenti pubblici? La retribuzione media nel pubblico impiego è scesa di 209 euro in un anno, passando dalle 34.355 del 2014 alle 34.146 euro del 2015, emerge poi dalla tabelle dell’Annuario statistico 2017 della Ragioneria generale dello Stato. La busta paga si divide in due parti: la più consistente annovera le voci propriamente stipendiali e ammonta a 26.706 euro; l’altra parte invece include le indennità fisse e accessorie e risulta pari a 7.439 euro.

Nella Pa non tutti guadagnano lo stesso: a fronte di una retribuzione media complessiva annua di 34.146 euro, c’è la scuola, il comparto più ‘povero’ con 28.343 euro e la magistratura, in cima alla piramide con 138.481 euro. Dopo le toghe vengono i settori della carriera prefettizia (94.117) e di quella diplomatica (93.183). In alto nella graduatoria compaiono anche le autorità indipendenti (84.950) e la presidenza del Consiglio dei ministri (57.612). In fondo, fanno compagnia al comparto della Scuola, il settore Regioni ed enti locali (29.057) e quelli dei ministeri (29.788).

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