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Sanità, sequestro flop ai centri privati nella Asl Napoli1

Le somme sequestrate tornano nella disponibilità dei centri sanitari. Ben 5,5 milioni che la Corte dei conti aveva sottratto il 6 giugno a 22 laboratori di analisi, di diagnostica e strutture di riabilitazione. Il giudice ha ordinato 48 ore fa la revoca della misura cautelare. È un colpo all’inchiesta del viceprocuratore Marco Catalano denominata dalle cronache “la truffa degli sconti”. «La richiesta di sequestro – si legge nell’ordinanza firmata dal giudice Cosmo Sciancalepore – appare inficiata dalla verosimile presenza di vari errori nella quantificazione del danno».

Errori che il giudice cita nel dettaglio: «L’errata individuazione dello sconto non applicato, la considerazione di fatture estranee alla vicenda».

Ecco i numeri della maxi indagine condotta dalla Finanza: richieste di risarcimento per 15,5 milioni per 230 centri sanitari privati e 39 persone fisiche. Nel mirino i vertici dell’Asl 1 e le strutture convenzionate che avrebbero incassato tra il 2009 e il 2011 “rimborsi gonfiati”. Di fatto – secondo l’accusa – i centri non avrebbero applicato lo sconto previsto dalla legge del 2006: 20 per cento sulle prestazioni di diagnostica di laboratorio e 2 per cento sulle prestazioni specialistiche. Uno sconto riconosciuto legittimo da una sentenza della Corte costituzionale del 2009. Per incassare le fatture “gonfiate” i privati si sarebbero rivolti ai tribunali, ottenendo decreti ingiuntivi ai quali l’Asl non si sarebbe neanche opposta.

La Procura aveva chiesto e ottenuto il sequestro nei confronti dei centri che avevano incassato indebitamente somme superiori ai 60 mila euro. Nell’ordinanza il giudice premette che «la pronuncia sul sequestro» non entra nel merito dell’inchiesta «ma si limita a congelare, prudenzialmente, il patrimonio degli interessati in attesa del giudizio ».

Gli avvocati dei centri avevano sottolineato come «la misura cautelare fosse tale da compromettere ingiustificatamente l’attività delle strutture, bloccando pagamenti a dipendenti e fornitori». Non solo. I difensori avevano evidenziato gli «errori di calcolo» e sollevato «il difetto di giurisdizione della Corte dei conti in quanto i rapporti contrattuali tra le Asl e centri convenzionati sono stati oggetto di provvedimenti dei tribunali che hanno assunto forza di cosa giudicata». Il giudice ha accolto in pieno la tesi delle difese laddove scrive nell’ordinanza che «la scelta dell’Asl (che dovrà essere valutata nel giudizio di merito) di non opporsi ai decreti ingiuntivi non può riflettersi negativamente sulle società creditrici interessate dall’istanza di sequestro».

E per di più il giudice riconosce anche che sulle somme contestate è «intervenuta la prescrizione, essendo intercorsi oltre cinque anni dalla data del pagamento». Gli avvocati Arturo Testa e Luca Rubinacci, che assistono otto dei ventidue centri, «esprimono grande soddisfazione per la pronuncia di revoca del sequestro da parte della sezione giurisdizionale della Corte dei conti che, sebbene resa all’esito del giudizio cautelare, già si sofferma positivamente su molti aspetti di fondatezza prospettati nelle difese dei centri assistiti ». Ecco l’elenco delle strutture a cui ora vengono restituite le somme prima sequestrate: Cuomo- Zarra, Centro Manzoni, Centro ricerche Cangiano, Diagnostica De Magistris, Arenella, Poliambulatorio Tisana, Istituto diagnostico Varelli, Centro medico nucleare, Sdn Gianturco, Val.Dent., Istituto Piaget, Centro diagnostica clinica, Cardio sud, Istituto diagnostico Varelli- Pianura, Centro diagnostico Lieti, Centro studi della scoliosi, Tac centro Vomero, Studio diagnostico Trama, Centro cardiologico Salus, Cmt-polistecialistica, Centro odontostomatologico Cerasuolo, Fondazione S.M. della Misericordia.

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